Como: una giunta senza forza (Italia)

Centrodestra devastato, maggioranza esanime in consiglio comunale

Consiglio comunale

Quarta assenza di fila per i consiglieri di maggioranza di Forza Italia che hanno così calato il poker sul volto  di un sempre più impotente sindaco Mario Landriscina. Il tavolo da gioco è però quello di Palazzo Cernezzi, dove ieri sera, nonostante i teatri chiusi dai provvedimenti per contenere il contagio da coronavirus, sono andate in scena Le baruffe chiozzotte.
Anche se la commedia in salsa lariana è molto meno divertente di quella scritta dal Goldoni, qualche ironico sorriso è riusciuto ancora a strapparlo tra i banchi dove siede la minoranza. Detto che del cast originale l'unico superstite forzista è Anna Veronelli, nella sua qualità di presidente del consiglio comunale - inutile ricordare che a suo tempo fu estromessa dalla giunta per quella che Guccini definirebbe una piccola storia ignobile - ciò che resta di questa maggioranza è una squadra disunita come non mai. 

Viene da chiedersi se un uomo fiero con Landriscina - che in questi mesi di governo è stato più avvezzo al borbottio che alla supercazzola, più incline all'attesa che al picchiare i pugni sul tavolo, lo dimostra anche il suo ultimo comunicato - possa ancora convivere sotto ricatto di chi non vuole fare cadere la giunta ma solo tenerla in ostaggio. Adducendo ad ogni assenza in consiglio scuse sempre più colorate ma sempre meno credibili. Logorata come non mai, la giunta Landriscina si sta trascinando tra mille problemi reali e pochissime idee. Tenerla in vita è accanimento terapeutico. E non sarà certo un rimpasto a restituirci una giunta sana e vigorosa.

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Trascinarsi in questo stato per altri due anni farà malissimo a una città che vive portando sulle sue spalle generose i soliti problemi irrisolti. Poco importa se in seconda convocazione il consiglio ieri si è svolto ugualmente. Di fatto non si tratta più di una crisi passeggerà ma di un matrimonio finito che ha devastato la famiglia del centrodestra e che di questo passo rischia di devastare anche la città. Il bilancio, e tutto ciò che ne consegue per Como, è ancora da approvare. Ma una cosa è già certa, i conti di questa esperienza politica non tornano. 

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