Luigi Bottone: "Alcol e droga tra i giovani: è emergenza ma l'Amministrazione chiude gli occhi"

Il problema riguarderebbe i bambini a partire dagli 11 anni

L'abuso di alcol fra i giovani

“L'idea di monitorare questa situazione, il senso di allarme riguardo la quantità dei casi, c'è venuto proprio leggendo quicomo.it durante il weekend”. Inizia così l'intervista con cui Luigi Bottone, segretario provinciale della DC, spiega il progetto portato avanti insieme a Michele Nicastro e Massimo Franzin, entrambi attivi in campo sanitario, per monitorare e proporre soluzioni riguardo l’altissimo numero di interventi da parte di ambulanze e forze dell'ordine durante il weekend, per soccorrere ragazzi fra gli 11 e i 21 anni, intossicati da alcol o droghe. L’osservazione, che prende in esame i dati di un mese per arrivare a una maggiore consapevolezza delle radici del problema, è culminata ieri in una lettera inviata a Ministero della Salute, Regione Lombardia, Provincia e Comune di Como.

“Il problema è - spiega Bottone - l'assoluta mancanza di provvedimenti da parte delle autorità, sia a livello nazionale che a livello locale. Sembra quasi che il problema venga trattato come un fatto contingente, che male che vada impegna la sanità e le forze dell'ordine per una sera. Ma, a parte che questo mi sembrerebbe già sufficiente per intervenire a livello amministrativo, e poi non è così. Il problema dell'abuso di sostanze specialmente nella fascia pediatrica porta un concatenarsi di eventi drammatici durante tutta l'adolescenza e la fase adulta, in primis la ricerca di uno sballo sempre maggiore. Poi un ragazzo che si abitua ad affrontare così la vita, non potrà che cercare conforto in queste sostanze quando i problemi cominceranno a farsi più seri, un esame difficile da passare, un cuore spezzato…".

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Il problema non è però soltanto l’abuso in sé, ma anche l'immagine che ne dà la società, specialmente in quest’era di condivisioni estreme. “I social media sono in questo caso un problema gravissimo, una forte cassa di risonanza negativa. Chi posta le proprie imprese alcoliche su Facebook, per esempio, non viene stigmatizzato dal gruppo ma al contrario posto su un piedistallo, considerato addirittura un modello da seguire”.
Come risolvere allora il problema, che in età pediatrica porta a inevitabili conseguenze anche nell'aspetto relazionale e scolastico? “Noi proponiamo nelle 21 pagine del nostro documento delle soluzioni concrete, che si vadano ad aggiungere a quelle già messe in campo, ma che si stanno rivelando insufficienti, come i controlli su strada e il ritiro della patente. Un modus certamente apprezzabile, ma che non risolve il problema alla radice. Noi proponiamo alcune soluzione di facile esecuzione, come affiggere nelle scuole e negli altri luoghi frequentati dai giovani dei cartelli che indichino esattamente quali sono gli effetti dell'abuso di sostanze, sia dal punto di vista fisico, quindi i danni cerebrali per esempio, che in quello sociale, spiegando cosa accade se si vuole sostenere un concorso pubblico o lavorare all'estero e si è segnalati come alcolisti o dipendenti dalle droghe. Ci sono poi altre azioni che andrebbero intraprese e che prevedono uno sforzo collettivo da parte di chi ci governa a tutti i livelli. Noi vorremmo che ogni intervento delle ambulanze o delle forze dell’ordine per abuso di alcol o droga, o per incidenti che ne sono la conseguenza, fosse registrato sulla tessera sanitaria del ragazzo e questo segnalasse il proprietario della carta come non autorizzato ad acquistare alcolici anche nel caso abbia già compiuto 18 anni”.

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