Coma Como, eventi estivi tra ritardi e indifferenza

A giugno siamo ancora senza idee e senza un programma culturale per la stagione

Coma Cose al Wow

Se non fosse che a Como ci sono problemi più importanti e mai risolti, vedi la tregenda paratie o la questione Ticosa, il profondo buio di questa amministrazione in tema di cultura meriterebbe ben altri spazi. Dopo due anni di giunta Landriscina siamo ancora all'interno di un tunnel attraverso il quale non si vede nulla, nemmeno un spiffero di luce. Carola Gentilini, nominata da poco assessore alla Cultura e subito investita dal Giro d'Italia, non ha colpe. Vero che il sue essere "straniera" non la sta aiutando ma ancora più grave è il fatto di trovarsi all'interno di una squadra senza visioni.

Partiamo dalle mostre, che non ci saranno. Vittorio Sgarbi, annunciato come il salvatore della patria, è stato "bocciato". Il suo progetto, quale che sia, è appena naufragato: senza un piano b anche quest'anno Villa Olmo rimarrà chiusa all'arte. Ben si sapeva quali rischi comportava questa operazione, già ricca di fallimenti in altre città. Senza doversi inventare nulla c'era però pronta una soluzione facile facile, Gaddi/Arthemisia, che organizza mostre importanti in tutto il mondo, ma nulla. Troppo facile e poi finiva che la Grande Mostra dovevi farla davvero. 

Poi ci sono gli eventi e il bando che ha fatto impazzire gli operatori culturali. A oggi, 5 giugno 2019, ancora nulla. Forse per metà mese, con l'estate alle porte, si saprà qualcosa. Ma visti i tempi della burocrazia ad andare bene saremo già a luglio e sarà tardi, tardissimo per tutto. Ma soprattutto senza un'idea strutturata per navigare una stagione così importante per l'economia turistica della città. 

La parola d'ordine sembra essere "ognuno si arrangi". Ed in effetti è proprio così: Parolario vive anche questa stagione tra mille difficoltà e l'indifferenza di Palazzo Cernezzi, così come il Festival Como Città della Musica, mentre il Lake Como Film Festival è stato appaltato a Villa Erba senza fare un plissé. Non parliamo poi di uno degli eventi di maggiore successo dell'estate, il Wow: sparito, cancellato. 

E pazienza, verrebbe da dire, se a fronte di tutto ciò fossero state almeno avviati nuove progetti. Invece nulla. Chi guida Como è troppo impegnato a ristabilire il decoro, ovvero a farci camminare in giacca e cravatta in una città morta, o a chiudere alle 18 i giardini del centro storico (piazza Martinelli) altrimenti entrano i cattivi. Ma la cultura della sicurezza è la cultura della chiusura. 

Qui resta semplicemente da decidere che città vogliamo. Perché a salvare questa stagione non basteranno i quattro eventi che usciranno da un bando senza idee. No. L'estate la si presenta e la si programma per tempo, magari lavorando meglio con gli operatori anche sul tesoro raddoppiato della tassa di soggiorno. Magari. 

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