Bianco lombardo, la personale di Antonio Pedretti a San Pietro in Atrio a Como

Un'opera della serie Bianco lombardo

Bianco lombardo è la mostra personale di Antonio Pedretti, artista internazionale e caposcuola del genere paesaggistico, uno dei soggetti artistici più strettamente legate alle fondamenta della cultura umana, ma espresse con il suo personale atteggiamento contemporaneo e informale. All’inaugurazione di mercoledì 25 aprile alle 18 a San Pietro in Atrio a Como in Via Odescalchi, 3, parteciperanno il Maestro Antonio Pedretti e il curatore dell'evento Salvatore Marsiglione della Mag, per l’intervento critico.

Antonio Pedretti nasce a Gavirate (VA) nel 1950, frequenta la Scuola di pittura del Castello Sforzesco e l’Accademia di Brera, abbandonata nel 1972 perché si sentiva distante dalle correnti artistiche dell’epoca, spazialismo e concettuale in primis, avendo nelle sue corde più intime, il bisogno di far emergere dai suoi dipinti, un’immagine che solletichi i ricordi delle persone e la necessità di evolvere la pittura invece di ucciderla.  A 16 anni la sua prima mostra personale alla galleria Ca’ Vegia di Varese, e ora dopo più di 50 anni di carriera, il suo curriculum può vantarsi di esposizioni e progetti artistici nei luoghi più celebri di tutto il mondo.

L’ex chiesa di San Pietro in Atrio, dalla sua origine è sempre stata un fulcro importante per la città, al centro del circuito dell’abituale passeggiata di comaschi e turisti, ha una storia incredibile quanto misteriosa, gli ultimi scavi, hanno fatto riemergere un lastrico paleocristiano risalente al V° sec. D.C. oggi visibile attraverso una pavimentazione trasparente, invece la struttura della Basilica è risalente all’XI° sec. I resti degli affreschi alle pareti, hanno la loro genesi nel romanico, fino ad arrivare al settecento. Nel XIX° sec. è stata sede della Prefettura e da circa quarant’anni un polo espositivo tra i più importanti del lago di Como. 

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Per il Maestro Antonio Pedretti, il legame con il territorio è sapere, egli osserva e analizza in profondità l’essenza vitale della natura con i suoi cicli, metabolizza gli eventi atmosferici, comprende le pause e le energie dirompenti, la potenza della vita che nasce come la forza dell’attesa che la precede.Tutto è scandito e ripetuto tale e quale nelle sue tele, l’energia dei suoi gesti, la profondità dei suoi graffi, la macerazione della materia e le violente spatolate incarnano perfettamente la rigenerazione della vita e il compiersi della genesi. La tematica del Bianco lombardo, è una delle più iconiche del Maestro Antonio Pedretti il quale è sempre fedele a se stesso approfondendo l’analisi del paesaggio ed evolvendo la sua pittura, che è la vera protagonista di tutte le sue opere, la vera pittura, fatta di passione e di carattere, di immagine e di racconto, a volte solo celato che conduce il fruitore a ricordi primitivi e personali.

Attraverso la sua tecnica informale, queste nuove 20 tele, tutte di grandi dimensioni, vogliono focalizzare l’attenzione del pubblico su tre aspetti fondamentali: La natura che è centrale alla vita, la tecnica pittorica e l’emozione della memoria. Nella serie esclusiva di 10 opere verticali che vogliamo definire per soggetto, bianchi periferici, allestite come una serie di frame cinematografici una accanto all’altra, l’equilibrio di forze della natura è il filo conduttore, dove la morsa della neve scesa dall’alto, si contrappone alla forza ascensionale della rigenerazione della vita e degli alberi. La morsa della neve non è meno potente della forza della materia, dove la pittura è macerata, rigirata e impastata direttamente sulla tela, che si contrappone alla linearità della carta inserita come se fosse materia pittorica. È periferico ciò che sta intorno a qualcosa di centrale, delle zone marginali, e talvolta viene usato anche come aggettivo negativo.

L’essere umano, soprattutto in occidente, ha ritenuto di essere al centro di questo concetto e dove ci sono più essere umani è di conseguenza il centro di tutto. Ma è giusto tutto questo? soprattutto è vero? In alcune filosofie orientali tra le più antiche e diffuse, è la natura il centro di tutto e l’uomo ne fa solo parte.  Il Maestro Pedretti ribalta tutto offrendoci quella che è la periferia della natura, i margini più incontaminati, proprio quei luoghi dove l’essere umano è meno presente e quindi più puri.

I guizzi di impasto, le colature, i graffi, i segni e le campiture in carta, sono le caratteristiche principali delle grandi opere dedicate e prodotte a Varigotti lo scorso anno e già presentate in una grande mostra istituzionale presso il Complesso monumentale di Santa Caterina a Finalborgo (SV) nel 2017; sono le note di un’armonia che descrivono con pienezza la vacuità del mare in inverno, la solitudine delle spiagge di Varigotti, dove la natura riprende il suo ruolo primario antecedentemente concesso all’uomo.

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