Toni Negri alla Fondazione Ratti, tra crisi e libertà

Un autentico trattato di filosofia quello che Toni Negri, ospite della Fondazione Ratti a Como, ha tenuto a Villa Sucota sviluppando il tema “Siamo ancora liberi?”. Negri davanti a una platea folta e attenta ha parlato per oltre mezz’ora e ha...

 

Un autentico trattato di filosofia quello che Toni Negri, ospite della Fondazione Ratti a Como, ha tenuto a Villa Sucota sviluppando il tema “Siamo ancora liberi?”. Negri davanti a una platea folta e attenta ha parlato per oltre mezz’ora e ha messo a fuoco quelli che, a suo parere, sono i mali che attanagliano la nostra società partendo dalla centralità dello Stato e dal rapporto fra pubblico e privato.

“Si fa largo - ha detto Toni Negri - la necessità di modificare le istituzioni, cambiare il nostro modo di vita fino a costruire nel comune la nostra capacità di stare insieme. Questo è un momento di crisi molto profonda che, come dicevano i filosofi, è un po’ come una “scopa di Dio” che cancella lunghi periodi storici e porta tutti in una situazione di profonda incertezza di disorientamento, di grande aspettativa. Il concetto di comune ci potrà aiutare a uscire da questa crisi? Ciascuno di noi sa benissimo che quando si fa politica o semplicemente si vive in comunità si ha sempre bisogno di un principio cui aggrapparsi che può anche essere molto astratto. E’ sul sentimento del comune che vale la pena soffermarsi: fare qualcosa insieme per raggiungere certi obiettivi”.

L’ospite ha anche tracciato un quadro della situazione economica e sociale a livello lobale, offrendo alla platea una sua chiave di lettura: “Ci muoviamo all’interno di una situazione di precarietà nella nostra vita lavorativa: il debito, il predominio delle strutture finanziarie ci dicono che la vita lavorativa è diventata cooperativa. Noi dipendiamo in maniera assoluta e profonda dal nostro cooperativismo. Ma provate a non pagarlo più il debito e sapete cosa succederà? Che salta la società. Ma un giorno o l’altro bisognerà che impariamo a farlo”. In chiusura Toni Negri ha auspicato e incoraggiato la creazione di “una nuova società fondata non più sulla libertà assoggettata alla proprietà privata ma alla capacità di rapporto fra singolarità, moltitudini, insiemi di libertà che si integrano".

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