Rottura dei legamenti: la malattia professionale del calcio

Rottura dei legamenti: la malattia professionale del calcio

La rottura dei legamenti è uno degli infortuni più diffusi fra i calciatori, ecco il motivo e i dettagli su questo tipo di lesione spiegati dal Dott. Naccari Carlizzi Ortopedico e Medico dello Sport.

Il Dott. Naccari Carlizzi racconta i dettagli di questo cruccio

Dionisi, Caldara, Varnier, Paganini, Polvani, Regini sono solo alcuni dei giocatori di calcio di serie A che hanno avuto problemi ai legamenti e sono solo quelli appartenenti a squadre italiane e con infortuni avvenuti nel 2018. Il problema però è molto più diffuso, tanto che la rottura dei legamenti è oggi considerata la malattia professionale del calcio. I calciatori hanno legamenti di cristallo o c’è qualche motivo per cui sono così soggetti a questo tipo di lesione? Qual è la terapia da seguire e quali sono i tempi di recupero per il giocatore? Per rispondere a questa domanda abbiamo interpellato il Dott. Carmine Naccari Carlizzi, Medico Chirurgo Ortopedico e specialista di Medicina dello Sport, che è stato Medico Sociale responsabile dei giovani dell’Internazionale F.C. Milano, consulente Ortopedico e poi Responsabile del settore medico e Medico Sociale dell’Udinese Calcio (2002-2003), autore di importanti interventi a molti nostri campioni di numerosi sport.

I legamenti di cristallo dei calciatori

I calciatori sono “deboli di legamenti” e i casi di giocatori che presentano questi problemi, infatti, sono diversi ogni anno, senza contare coloro (molti) che presentano delle ricadute. Secondo alcuni questo genere d’infortunio è diventato molto più frequente rispetto al passato, ma di fatto non esiste una statistica precisa anche perché i report sugli infortuni vengono tenuti solo da 7-8 anni. I legamenti sono in sostanza gli elementi fibrosi che si trovano dove le ossa si congiungono fra di loro, anche se sono di norma molto resistenti, se vengono sottoposti a eccessivo sforzo può capitare che si lesionino. I legamenti hanno l’obiettivo di guidare e limitare i movimenti degli arti: quando si rompono, l’arto cede e con lui la capacità di movimento e la stabilità del nostro calciatore. La maggior parte degli infortuni ai legamenti non avviene soltanto in partita , ma spesso anche durante gli allenamenti dei calciatori, quando si punta al potenziamento, quando si fanno movimenti rapidi e il rischio di sovraccarico è maggiore. Per quanto resistenti a traumi, infatti, anche queste strutture hanno un limite massimo di sopportazione vista la natura non molto elastica e relativamente deformabile. Essi infatti sono fatti per il 75% circa di collagene e hanno solo un 5% di fibre elastiche.

Come si rompono i legamenti?

Come ci spiega il Dott. Naccari Carlizzi i legamenti si possono lesionare in modo diverso in base all’entità del trauma che subiscono. In particolare si distinguono questo genere di lesioni in diversi gradi che vanno dallo 0 al 3.

  • Con il grado 0 il trauma c’è ma non risulta all’osservazione anatomica.
  • Nel grado 1 il trauma è lieve, visionabile a microscopio, ma non tale da interrompere la continuità del legamento.
  • Con il grado 2 il legamento risulta parzialmente rotto in alcune delle sue fibre, il danno si giudica medio.
  • Con il grado 3 la rottura del legamento è completa e grave, non c’è più continuità.

Quali sono i punti deboli dei calciatori

I legamenti si danneggiano a causa di distorsioni e lussazioni, cioè quando l’articolazione viene sottoposta a movimenti che sono al di fuori del normale movimento fisiologico o con eccessivo sforzo. Nei calciatori quelli che si lesionano maggiormente sono i legamenti delle ginocchia, i crociati anteriore e posteriore. Di solito il problema inizia da una distorsione durante la flessione della gamba a livello del ginocchio: il piede resta a terra e il ginocchio invece fa un movimento di rotazione eccezionale e la tibia si muove esternamente. Non di rado accade anche che durante il gioco il giocatore subisca un trauma diretto lateralmente al ginocchio che causa il problema. In alcuni casi, più rari ma comunque presenti nel mondo del calcio, i danni sono ai legamenti della caviglia, nello specifico al legamento del peroneo astragalico anteriore e/o posteriore, al peroneo calcaneare. Il problema anche in questi casi insorge perlopiù da una distorsione dovuta a una scivolata, a una buca nel terreno, a un impatto dopo un salto, a un cambio brusco di direzione (che causa un’inversione). A volte la lesione non è causata da un unico trauma, ma da continue sollecitazioni che danno luogo a micro rotture con infiammazioni e conseguenti calcificazioni nei legamenti. Queste li rendono più rigidi e ancora più fragili.

Terapie e recupero

Il Dott. Naccari Carlizzi è Ortopedico e Medico dello Sport ed è considerato un esperto nella chirurgia del ginocchio e, per questo, è punto di riferimento di molti sportivi e atleti. Carmine Naccari è fra i pochi a livello nazionale a praticare la ricostruzione chirurgica associata dei crociati anteriore e posteriore (LCA e LCP), di trapianti meniscali e di cartilagini. La medicina grazie alle moderne tecnologie sta facendo davvero dei passi da gigante e avere dei professionisti attenti alle innovazioni consente ai giocatori di guarire presto e bene, con la garanzia di tecniche specifiche altamente professionali. Le tecniche che si possono applicare sono diverse e questo consente di poter valutare paziente per paziente quale applicare per ottenere i migliori risultati, in base anche alla sua storia clinica. In base ai casi, per la riparazione e/o la ricostruzione si possono usare tendini di diverso tipo, del soggetto o anche artificiali. L’utilizzo post operatorio della medicina rigenerativa può ridurre i tempi di recupero e rinforzare le strutture a scopo preventivo per il futuro. Nelle lesioni di basso grado a volte è sufficiente la messa in pratica di queste tecniche rigenerative per la riparazione dei legamenti, senza necessariamente intervenire chirurgicamente. Dopo ogni infortunio per tornare davvero a una situazione normale, come precedente al trauma, è indispensabile lasciare l’arto a riposo comunque per diverso tempo.

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