Maltempo, api in tilt per pioggia e freddo: sul Lario calo della produzione di miele di oltre il 50%

L'allarme di Coldiretti: "Annata difficile, soprattutto per la raccolta del miele d'acacia"

Repertorio (foto da MilanoToday)

Stagione in tilt per la produzione di miele nelle province di Como e Lecco a causa del maltempo: a lanciare l'allarme è Coldiretti che denuncia: “Freddo e pioggia lasciano le api nelle arnie, la raccolta della varietà acacia già compromessa in diversi areali”.

Una serie negativa che si protrae da oltre tre anni - dice l'associazione- e che, purtroppo, distinguerà anche il 2018. Per la raccolta del miele d’acacia, uno dei più remunerativi per gli apicoltori delle due province lariane, anche il 2018 si conferma un anno difficile, con un’alternanza climatica che non favorisce – ma, anzi, ostacola - lo sviluppo delle ‘famiglie’ di api, che escono a stento dalle loro arnie e, quindi, non riescono a produrre.
In alcune zone delle due province, specie dove l’elevata escursione termica lascia campo all’acuirsi del freddo, si tratta di una nuova ecatombe.
Altrove la situazione è a macchia di leopardo “ma si va comunque verso una stagione tutt’altro che felice per la raccolta del miele d’acacia” come rimarca il presidente di Coldiretti Como-Lecco Fortunato Trezzi.

Ad oggi il calo produttivo medio nell’area lariana è superiore al 50%, in linea con i dati riscontrati a livello regionale. “La sofferenza delle api – precisa Trezzi – è un indicatore dei cambiamenti climatici in atto che sconvolgono la natura e, anche nelle nostre province si manifestano con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo. Gli effetti del clima aggravano quindi il già pesante deficit registrato nel 2017 nelle province lariane”.
Mancano ancora dati effettivi (la smielatura si concluderà tra circa 15 giorni) ma per il miele di acacia il calo di produzione è ormai accertato.

Il territorio di Como e Lecco

Quadro critico tra la Val d’Intelvi e la Val Cavargna, dove Cesare Bari  di San Bartolomeo Val Cavargna evidenzia con particolare sconforto come “per il raccolto del miele di acacia si vada a sfiorare, anche quest’anno, una perdita pressochè totale”. Anche Sara Ranghetti, dell'Apicoltura EG di Beregazzo con Figliaro, stima “una perdita almeno del 70%, senza possibilità di recupero dato che la produzione dell’acacia nelle nostre zone è ormai, di fatto, conclusa”. Presto per fare bilanci anche nella Brianza lecchese, dove si trovano le arnie di Fabio Villa dell'azienda agricola Maggiociondolo di Casatenovo, in provincia di Lecco: “Un calo c’è stato ma, quantomeno siamo riusciti a raccogliere il millefiori primaverile che l’anno scorso non ci è stato possibile produrre. Presto, prestissimo per fare bilanci: finora sono uscite dagli alveari solo le famiglie più resistenti e dobbiamo ancora smielare il raccolto dell’acacia. Ma è evidente che si tratterà comunque, per la nostra zona, di un’annata medio-bassa”.

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Attenzione all'etichetta

Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità – consiglia l’organizzazione agricola lariana – occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica.
Il miele prodotto sul territorio nazionale dove non sono ammesse coltivazioni Ogm (a differenza di quanto avviene ad esempio in Cina) è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti.

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