Disoccupazione, Como peggio di Lecco

Il Rapporto Scuola 2018 delle Camere di Commercio

A Lecco c'è più lavoro che a Como. O meglio, il tasso di disoccupazione nel Lecchese è inferiore a quello dell'altro ramo del lago. E' quanto emerge dallo studio commissionato dalle due Camere di Commercio, si tratta del Rapporto "Scuola e mercato del lavoro: dalla formazione alla professione" reso noto in occasione di Young a Lariofiere di Erba.

Il confronto

A prescindere dai livelli di istruzione, le statistiche relative all’ultimo anno (2017) e riferite alle persone in cerca di lavoro segnalano uno scenario decisamente positivo per il territorio lecchese con un tasso di disoccupazione complessivo di poco superiore al 5% e giovanile intorno al 15%. Meno positiva la situazione in provincia di Como per via di un livello di disoccupazione complessivo che sfiora l’8,5% (con
quella giovanile, invece, in linea con la media lombarda).

Nella valutazione di questi dati occorre però tener conto che i tradizionali confini dei “mercati del lavoro locali”, spesso coincidenti con quelli provinciali, hanno ormai perso rilevanza e significato; la riorganizzazione del sistema economico a seguito della crisi ha determinato il loro superamento e ha ridimensionato il ruolo del mercato del lavoro locale. Imprese e lavoratori “si incontrano” ormai all’interno di bacini
territoriali più ampi; per Lecco e Como il primo riferimento è quello regionale.

Lavoratori fuori provincia

Nelle province di Como e di Lecco la quota di persone che lavora fuori provincia è in crescita, e lo è in misura particolare per la fascia giovanile. Oltre il 40% degli occupati con 15-29 anni, residenti nel territorio lecchese lavora, nel 2017, fuori provincia; la quota è di poco inferiore per i residenti a Como (37%). L’area metropolitana milanese attrae la quota più significativa di giovani: nel 2017 il 28% di tutti gli under 29 residenti nel territorio lariano e con un impiego dipendente. Un flusso considerevole (poco meno del 27%) si dirige verso la provincia di Monza. In questo caso occorre considerare l’estrema vicinanza del territorio comasco e di quello lecchese con l’area brianzola, in particolare quella settentrionale. Dal territorio monzese, verso Como e Lecco, il flusso di lavoratori è altrettanto rilevante e il “bilancio” tra uscite (per lavoro) ed entrate si presenta quasi in “pareggio”.

Meno rilevanti i trasferimenti da Como a Lecco e viceversa: quasi 1.000 unità in uscita e altrettante in entrata. Ancora più contenuti i movimenti da Como e da Lecco verso Sondrio (600 unità in complesso) e di poco conto sono i flussi in direzione opposta. Bilancio
in pareggio per i movimenti tra Como e Varese (1.200 lavoratori under 29) e pure tra Lecco e Bergamo (500 unità).

L'attrattiva del Ticino

In provincia di Como il flusso di maggior rilievo in uscita continua ad essere generato dalla capacità attrattiva del Canton Ticino: quasi 4.000 giovani; essi rappresentano il 32% dei giovani comaschi che lavorano fuori provincia e il 15% circa di tutti i giovani con un impiego indipendente. Assolutamente marginale invece la quota di giovani lecchesi con un posto di lavoro in Canton Ticino.

Le figure professionali che trovano con maggior intensità occupazione fuori provincia sono quelle riconducibili a profili “High skill”: a Lecco sono in uscita per il 43% (2017), con un deciso incremento rispetto al 2010 (35%); di peso anche le uscite da Como (39%) in aumento, negli ultimi anni.

Pur se meno evidente, la quota di occupazione fuori provincia supera il 20% anche per le professioni impiegatizie, tecniche e operaie, a conferma di una forte integrazione fra territori e di un mercato del lavoro non più compresso a livello locale.

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