Como, alberghi e case vacanze: cancellazioni al 100 per cento

Rendere le vacanze in Italia detraibili, ecco la proposta

Sono state tutte cancellate quelle prenotazioni negli alberghi e nelle strutture ricettive di Como e provincia per i mesi di marzo e aprile che riguardavano il turismo congressuale, quello legato agli eventi che sono stati annullati - come il Salone del Mobile o le competizioni sportive - ma anche quelli, importantissimi soprattutto per gli alberghi di lusso, che coinvolgevano piccoli e grandi gruppi, come i matrimoni (e sappiamo che importanza abbia oggi nel budget annuale di una struttura 5 stelle di Como l'abitudine dei ricchi di tutto il mondo di venirsi a sposare proprio qui…).
Ci si poteva però almeno attendere che il turismo personale, quello classico da vacanza, da weekend nelle città più belle d'Italia, ne risentisse meno. Invece, come ci conferma l'hospitality manager Alessandra Nociti - titolare di YouLake, società che si occupa di servizi per case vacanze - anche qui le prenotazioni sono crollate e le disdette arrivano al 100%.

Cerchiamo di dare un quadro il più limpido possibile della situazione: praticamente tutte le prenotazioni per marzo e aprile nelle strutture ricettive di Como sono state cancellate. Non sono ancora state toccate le prenotazioni da maggio in poi, ma in compenso non ne arrivano di nuove. Un dramma, insomma.

Come risolvere allora la situazione? Lo abbiamo chiesto a abbiamo chiesto a Gian Paolo Fumagalli, presidente di C.I.A.: "Ci sono due proposte che mi paiono di attuazione più immediata, perché le varie amministrazioni potrebbero decidere in modo autonomo. La prima è quella di chiedere ai Comuni di rinunciare completamente alle tasse del periodo, perché ho sentito spesso parlare di rimandarne il pagamento di due mesi, ma se in questi due mesi noi non lavoriamo, difficilmente possiamo trovarci in una situazione diversa da oggi alla fine del periodo. La seconda proposta è quella di far slittare l'intera stagione, quindi non obbligarci ad aprire adesso - i miei colleghi che hanno già aperto vedono al massimo 5 camere occupate - ma far slittare l'apertura al 7 maggio, anche perché in questo momento non mi sembra una grave perdita quella del periodo pasquale, visto che rischia di finire anche lui nel calderone del coronavirus. In cambio potremmo chiudendo la stagione più in là del consueto, tra novembre e dicembre.”.
“Poi – continua Fumagalli - ho una terza proposta, che però ha bisogno dell'accordo di diverse parti – tra Regione, Governo e Comunità Europea -, ed è quella di permettere a tutti i nostri connazionali che scelgano l’Italia come meta delle prossime vacanze, di scaricare l’intera spesa dalle tasse. Questo sicuramente darebbe nuovo vigore almeno alle prenotazioni della stagione primavera-estate, che al momento sono completamente ferme”.

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“Anche perché – aggiunge Nociti -  non ho dubbi che Como torni ad essere una meta turistica amatissima dagli stranieri quando l’emergenza sarà passata. Nonostante le grandi difficoltà di questo momento, ho un quadro positivo del futuro che verrà, l’importante è appunto riuscire a superare questo momento”.

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