Campione d'Italia, indagati il sindaco Salmoiraghi e l'amministratore del Casinò Ambrosini

Blitz della Finanza nell'enclave per acquisire nuovi documenti

Roberto Salmoiraghi

Nuovo terremoto su Campione d'Italia. Indagati il sindaco Roberto Salmoiraghi e l'amministratore unico del casinò Marco Ambrosini.
Dopo le vicissitudini e le inchieste che da mesi affliggono l'enclave che hanno portato alla dichiarazione del dissesto finanziario da parte del Comune, ecco nuovi guai.
Martedì 12 giugno 2018 la Guardia di Finanza è tornata a Campione per acquisire nuovi documenti sia in comune che nella casa da gioco e consegnare 4 avvisi di garanzia: gli indagati, come riporta il Giorno, sono Marco Ambrosini, amministratore unico del Casinò, Roberto Salmoiraghi, il sindaco, e due funzionari della Banca popolare di Sondrio, in concorso fra loro, il direttore della filiale di Campione, e il responsabile dell’ufficio affidamenti.

Nel mirino della Finanza ci sono 3  milioni di euro presi in prestito dalla banca e destinati a investimenti, ma in realtà finiti nella voragine del bilancio del casinò e del Comune.
La nuova accusa della Procura di Como è bancarotta preferenziale.

Gli inquirenti vogliono capire come siano state gestite le somme che quotidianamente passano dalla società che gestisce il casinò e l’amministrazione che la controlla. Martedì le Fiamme Gialle hanno acquisito le carte relative ai conti, concentrandosi soprattutto sui 3 tre milioni di euro di mutuo concessi dalla Banca Popolare di Sondrio il 28 dicembre 2017 per finanziare il progetto di Villa Mimosa, edificio di proprietà comunale che il Casinò doveva trasformare in una casa da gioco per i ricchi clienti orientali. Un modo che pareva la soluzione per risolvere l’emergenza dei conti. Il progetto poi non è stato sviluppato e i soldi, secondo la Procura, sarebbero finiti altrove: come spiega il Giorno, 2 milioni e 600mila euro sarebbero stati versati al Comune a titolo di acconto per i versamenti obbligatori a favore dell’ente pubblico delle decadi del 2017, su cui gravano forti arretrati, e 300mila euro sarebbero invece tornati alla banca, come pagamento di una rata del mutuo. In questo modo si è generata una “gestione preferenziale” del denaro da parte di una società sull’orlo del fallimento.

La nuova indagine per  bancarotta va ad aggiungersi a quella per peculato aperta un anno fa: indagine nata proprio da un esposto di Salmoiraghi all’epoca in cui era consigliere di minoranza, relativo ai ritardi di pagamento delle decadi quantificato ora in oltre 23 milioni di franchi, che coinvolge i precedenti amministratori del Casinò.

La società di gestione è ora in attesa di presentare un piano di ristrutturazione entro il 25 luglio, ma intanto la Procura di Como vuole vederci chiaro. Per questo sono stati notificati i 4 avvisi di garanzia: Salmoiraghi è coinvolto in quanto rappresentante del socio unico che ha incassato in via preferenziale buona parte dei soldi, mentre i due funzionari della Popolare di Sondrio in quanto avrebbero concesso il denaro.

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