Ecco perché il numero di parcheggi bianchi a Como è regolare

Una frequente considerazione (per non dire lamentela) da parte di cittadini comaschi rispetto alla rivoluzione ztl e all'incremento dei posti blu a pagamento decisi dall'amministrazione Lucini, riguarda il numero dei posti bianchi gratuiti. Si...

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Una frequente considerazione (per non dire lamentela) da parte di cittadini comaschi rispetto alla rivoluzione ztl e all'incremento dei posti blu a pagamento decisi dall'amministrazione Lucini, riguarda il numero dei posti bianchi gratuiti. Si tratta, a dire il vero, di una questione che viene sollevata periodicamente da molti anni. Nei commenti ai nostri articoli c'è chi sostiene che il Comune di Como dovrebbe prevedere tanti posti bianchi quanti sono quelli blu o comunque dovrebbe prevedere un adeguato numero di posti bianchi nelle immediate vicinanze di quelli blu. Persino l'Acus (Associazione civica utenti della strada) in passato ha sollevato più volte il tema. E' davvero possibile che in tutti questi anni la giunta Botta prima, poi quella Bruni, infine quella Lucini abbiano agito in barba alla legge?

Abbiamo deciso, quindi, di approfondire la questione non solo chiedendo direttamente al sindaco Mario Lucini, ma anche andando a guardare bene le norme. Risulta, come spiegheremo in questo articolo, che non esiste nessun vincolo normativo che obblighi l'amministrazione a destinare un determinato numero di posteggi alla sosta gratuita.

La questione, però, non è così semplice ed immediata da comprendere poiché in effetti esiste una norma del codice della strada (paragrafo 8 dell'articolo 7) che recita: "Qualora il Comune assuma l'esercizio diretto del parcheggio con custodia o lo dia in concessione ovvero disponga l'installazione dei dispositivi di controllo di durata della sosta di cui al comma 1, lettera f, su parte della stessa area o su altra parte nelle immediate vicinanze, deve riservare una adeguata area destinata a parcheggio rispettivamente senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta". La stessa norma però aggiunge: "Tale obbligo non sussiste per le zone definite a norma dell'art. 3 «area pedonale» e «zona a traffico limitato», nonché per quelle definite «A» (...) e in altre zone di particolare rilevanza urbanistica, opportunamente individuate e delimitate dalla giunta nelle quali sussistano esigenze e condizioni particolari di traffico".

Arriviamo, dunque, al nodo della questione, come spiegato dal sindaco Lucini: "La giunta Botta a metà degli anni Novanta con una delibera ha definito l'intero territorio comunale di particolare interesse urbanistico. Quindi l'amministrazione, come disposto nel codice della strada, non è obbligata a prevedere alcun numero di posti gratuiti".

Ed ecco la delibera di giunta datata 25 maggio 1995, votata dagli allora sindaco Alberto Botta, vicesindaco Alessio Butti e assessori Giuseppe Villani, Antonio Formenti, Paolo De Santis (attuale presidente della camera di Commercio di Como), Paolo Mascetti e Stefano Bruni. Il documento deliberò di "delimitare ai sensi e per gli effetti dell'articolo 7, punto 8 del decreto legislativo del 30 aprile 1992 n°285 l'intero territorio comunale come zona di particolare interesse urbanistico". E' da allora che in linea teorica l'amministrazione comunale potrebbe realizzare solo posti blu a pagamento in tutto il territorio cittadino, comprese le periferie.

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L'avvocato Mario Lavatelli, presidente dell'Acus, è convinto che "la delibera del 1995 è illegittima, poiché la legge alla quale fa riferimento dava possibilità di prevedere all'interno del territorio comunale alcune zone di interesse urbanistico, ma non la possibilità di classificare tutta l'intera città come zona di interesse urbanistico. Purtroppo sono passati troppi anni e un ricorso non è più possibile. Chiediamo alla nuova amministrazione di annullarla e di ridefinire le zone di particolare interesse urbanistico attraverso un procedimento trasparente che consenta anche alla cittadinanza di presentare osservazioni in merito".

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