False "maghe" truffano donna comasca e le spillano 42mila euro: arrestate due sorelle

Vendevano talismani e prevedevano malattie e sciagure per farsi pagare

Repertorio

Hanno truffato una donna comasca che si era rivolta a loro in seguito a una delusione amorosa facendosi consegnare 42mila euro in meno di un mese: per questo due false maghe, due sorelle, sono state arrestate dai carabinieri di Como nella notte tra mercoledì 21 e giovedì 22 marzo 2018.
L'indagine è partita a settembre 2017 quando una donna sulla cinquantina si è presentata alla stazione dei carabinieri di Albate per raccontare quanto le stava accadendo. Una denuncia non semplice la sua, tanto che è dovuta tornare diverse volte in caserma per formalizzarla. A bloccarla la vergogna e lo stato d'animo di profondo turbamento in cui si trovava.

La truffa

La donna aveva una relazione con un uomo da cui aveva paura di essere lasciata per un'altra. Disperata, non ha visto altra soluzione che cercare aiuto in sedicenti maghi. Tutto ha inizio a metà agosto 2017 quando la donna tramite internet e facebook si mette in contatto una "maga". La donna si apre completamente con la falsa maga, raccontandole la propria storia tramite telefonate quotidiane e messaggi di whatsapp, senza mai incontrarla personalmente. La maga offre la sua consulenza, fatta di visioni, previsioni, talismani, riti contro il malocchio, fatture, prospettando una serie di sventure alla donna se questa non fosse ricorsa ai rimedi proposti. Nelle intercettazioni dei carabinieri la maga parla di "tombe", "sotterramenti", "cellule chiuse" (facendo riferimento a presunti problemi di salute).
Quando poi la donna, non vedendo miglioramenti nella sua situazione, comincia a non fidarsi più della maga, ecco che entra in gioco la seconda fattucchiera. La quale, scambiandosi le informazioni con la sorella, contatta l'ignara vittima (che neanche si chiede come mai possieda il suo numero di telefono) avvalorando la propria abilità magica dimostrando di conoscere la storia della donna comasca, continuando così a "spolparla". 
Proprio questo termine, "spolpare", torna più volte nelle parole delle due truffatrici che tra loro si chiamano "spolpacchione", come si sente nelle intercettazioni registrate dai carabinieri. Qui il video.
Lo scopo era proprio quello di spillare più soldi possibile alle vittime, tirando fin dove riuscivano. Dalla donna comasca le due truffatrici si erano fatte inviare anche delle foto "compromettenti", poi utilizzate per minacciare la vittima di diffonderle se non avesse pagato.
In 16 giorni di contatti, tra metà agosto e i primi giorni di settembre 2017, la donna comasca ha consegnato alle due truffatrici quasi 42mila euro: circa 20mila alla prima maga e circa 21mila alla seconda, con versamenti quotidiani. I soldi venivano versati su schede postepay.

Le vittime

Oltre alla cinquantenne comasca, i carabinieri hanno identificato una decina di altre vittime: c'era chi si rivolgeva alle "maghe" per problemi di lavoro, magari per aggiudicarsi una promozione a scapito dei colleghi, e chi per questioni di cuore. Addirittura c'era chi arrivava a indebitarsi pur di poter pagare le consulenze. E non si tratta necessariamente di gente di bassa cultura o di basso status sociale.
Sintomatica la risposta data da una delle due arrestate ai carabinieri: chi si è rivolto a noi per questioni di cuore difficilmente denuncerà perchè sono coinvolte altre persone, anche fuori dalla cerchia familiare, e la vergogna è troppa.

Chi sono le "maghe" arrestate

Le manette sono scattate per due sorelle, una residente a Vigevano e l'altra a Milano. 
Per loro le accuse sono di truffa, estorsione e associazione a delinquere. Adesso si trovano rinchiuse in carcere, una a Milano e l'altra a Vigevano.
Oltre a loro, sono indagate anche con le stesse accuse anche altre due persone, la madre delle due sorelle e il suo compagno: sono sospettati di aver dato supporto alla truffa intestandosi schede sim e carte postepay su cui la vittima caricava i soldi.

Come venivano utilizzati i  soldi: viaggi e ristoranti

I carabinieri hanno scoperto che i soldi guadagnati con queste truffe venivano immediatamente spesi. Le due sorelle li usavano per viaggi, vacanze (anche di un mese), pranzi e cene quotidiani al ristorante, taxi e lussi simili. Ma non per le case, che anzi erano modeste: le donne vivevano abusivamente in alloggi popolari.
Sui conti correnti non è stato trovato neanche un centesimo, anzi erano addirittura in rosso.

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