Le Iene e gli abusi insabbiati: il prete di Grandate "Dio, aiuta la Chiesa di Como"

Il parroco don Pandolfi prega per "i poveri ministri" della diocesi lariana

Don Roberto Pandolfi (a sinistra) insieme all'ex vescovo di Como Diego Coletti

Dopo la "strigliata" arriva la preghiera. Ma una preghiera che ha comunque un sapore amaro quella composta da don Roberto Pandolfi, attuale parroco di Grandate, pubblicata sul sito ufficiale della parrocchia. 
Il tema è ancora quello dello scandalo che ha travolto la Chiesa comasca dopo il servizio denuncia della trasmissione Le Iene sui presunti abusi sessuali avvenuti all'interno del preseminario San Pio X, a due passi dalla Cupola di San Pietro, e sul presunto insabbiamento di quegli episodi che vedrebbe coinvolto l'ex vescovo di Como Diego Coletti.

Aiuta, Signore, la tua Chiesa che è in Como! Fa’ che i tuoi ministri si dimostrino autentici discepoli del Tuo Figlio, che è la Verità.
Tu, che rovesci i potenti dai troni e innalzi gli umili, aiutali, questi tuoi poveri ministri, a riscoprire l’umiltà, a riconoscere e ammettere eventuali colpe ed errori, a chiedere perdono.
Aiutali a non avere paura, a essere persone limpide, desiderose solo di Amare Te e il prossimo.
Aiutali a non cercare e idolatrare il potere, la carriera, i riconoscimenti mondani.

Parole forti e accorate con cui il sacerdote torna a chiedere chiarezza nel riconoscere, se ci sono, le colpe di chiunque.
Don Roberto Pandolfi era parroco di San Giuliano a Como nel 2012, quando esplose il sordido scandalo degli abusi sessuali commessi dal suo predecessore Marco Mangiacasale. Uno scandalo che travolse la parrocchia e allarmò i fedeli e che don Pandolfi dovette affrontare e in un certo senso gestire.
Una settimana fa, all'indomani della seconda puntata dell'inchiesta della trasmisssione televisiva, quella che puntava il dito contro Coletti, don Pandolfi aveva chiesto a gran voce, senza giri di parole, una maggiore trasparenza da parte dei vertici della Chiesa: "Non dimentichiamoci - aveva scritto don Pandolfi- che il primo modo per alimentare la cultura del sospetto è quello di rispondere in modo evasivo alle domande o di non rispondere affatto o di fuggire precipitosamente".
Anche in quell'occasione il sacerdote aveva rivolto un pensiero ai tanti fedeli della chiesa comasca (e non solo) rimasti disorientati e scioccati dal servizio: nel nuovo scritto il parroco di Grandate torna a pregare per le tante persone che stanno soffrendo:

"La sfiducia si diffonde, il sospetto si fa strada, la delusione è grande".


E alla fine della preghiera un ultimo, forte attacco:

Dona a tutti noi, Signore, la forza e il coraggio di combattere con tutto il nostro impegno contro Satana, che si nutre di servilismo timoroso, di silenzi condiscendenti e vili, di menzogne spacciate per verità.

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