Doveva fare da baby-sitter ma abusava della bambina: arrestato pedofilo di Como

Dopo tre anni la ragazzina ha trovato il coraggio di raccontare tutto

Violenza sessuale una bambina

Si era guadagnato la fiducia della nonna e dei genitori della bambina e si era offerto di fare da baby-sitter, in realtà anziché accudirla e prendersi cura di lei, abusiva sessualmente della bambina. L'uomo, un 49enne nato a Como e residente in provincia, è stato arrestato il 18 gennaio 2018 dalla Squadra Mobile della Questura di Como.

La denuncia e le indagini

L’attività d’indagine inizia nel giugno 2017, quando la Procura della Repubblica di Como, invia alla Squadra Mobile di questa Questura, una delega d’indagine che trae la sua origine da una segnalazione effettuata da un Consultorio Familiare operante in Provincia. 
Più nello specifico i due genitori, poiché la propria figlia da circa 6 mesi, manifesta episodi di crisi di panico, decidono di rivolgersi a personale specializzato. Il quale si guadagna la fiducia dei genitori e della minore, ormai già quattordicenne, che alla fine confida di essere stata vittima, quando aveva solo 11-12 anni, dei  comportamenti deprecabili del vicino di casa della nonna. I genitori, infatti, raccontano che a causa dei loro impegni lavorativi, la ragazzina viene affidata abitualmente alla nonna materna, e che dopo la morte del nonno materno il vicino si era offerto di aiutarli. In tal modo la piccola ha avuto occasione di frequentarne la casa per diverse ore durante le quali rimane esposta alle sue morbose attenzioni.
Il personale della Seconda Sezione della Squadra Mobile si mette subito al lavoro. Fatti i primi accertamenti, viene ascoltata la vittima alla presenza di uno psicologo, che create le giuste condizioni, le consente di lasciarsi andare ai ricordi fornendo così una dettagliata ricostruzione dei fatti.

Il racconto della bambina e le prove degli abusi

La bambina racconta che l’indagato, oltre ad avere continue attenzioni nei suoi confronti durante i periodi in cui viene a lui affidata, è solito effettuarle massaggi ai piedi e in diverse occasioni si spinge lungo le gambe fino ad arrivare a toccarle le parti intime e ad avere rapporti di natura sessuale.
Il pubblico ministero titolare delle indagini, al fine di acquisire ulteriori elementi probatori ha emesso un decreto di perquisizione nei confronti dell’indagato. All’interno dell’abitazione sono stati trovati diversi dispositivi elettronici che, dopo essere stati analizzati, rendono il quadro probatorio ancora più completo. Vengono acquisite conversazioni dalle quali emerge il rapporto diretto, esclusivo e confidenziale che l’indagato ha con la bambina. Era solito inviare messaggi e fare piccoli regali, finalizzati a creare occasioni di incontro con la stessa nella sua abitazione. Vengono, inoltre, estrapolate diverse foto della ragazzina mentre svolge esercizi ginnici. In tali circostanze la bambina è sempre vestita, ma diverse immagini sono focalizzate sulle parti intime. Sono stati altresì acquisiti diversi video scaricati da siti specifici, riproducenti concorsi di bellezza, le cui protagoniste, giovanissime ragazzine, si esibiscono completamente nude.

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La fine dell'incubo

Le prove raccolte ie il concreto pericolo di reiterazione del reato hanno così determinato l’emissione della misura cautelare degli arresti domiciliari e l’inibizione per lo stesso delle comunicazioni con telefono cellulare e del traffico dati con la linea fissa. 

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