Le sardine nella scatola dei balocchi

Como non è Disneyland ma un città per tutti

Piazza bella piazza, cantava Claudio Lolli. E sono proprio belle le piazze che si riempiono di gente, che ritrovano il senso comune di stare insieme, di manifestare pacificamente. Per un'idea, per la libertà. Contro il razzismo e il fascismo. Contro l'odio che non può essere bandiera di nessuno. 

Figlio di un'onda che si è alzata a Bologna e che ora sembra travolgere tutto il Paese, il movimento delle Sardine ha trovato consensi importanti persino nella tiepida Como. Un sussulto che ha scosso (se non infastidito) una parte della città al punto che persino il sindaco Mario Landriscina si è sentito in dovere di istituzionalizzare un richiamo che appare assai stonato da qualsiasi punto lo si voglia leggere. 

L'avviso suona più o meno così: "Manifestate senza farvi condizionare (da chi?) ma state ben attenti a non rovinare la festa ai cittadini, ai turisti e soprattutto ai commercianti".

Comunque la si pensi, questo "avviso alle sardine"  è inopportuno. Di sicuro non un segnale distensivo verso una parte della città che ha deciso di esprimere liberamente in piazza un proprio pensiero. Como non è una piccola Disneyland a pagamento dentro la quale c'è solo spazio per il divertimento. Tanto più se questo succede verso il calar della sera di una domenica di dicembre, quando anche il clamore dei Balocchi inizia a scemare. 

C'è una piazza alle porte della città murata che ha tutto il diritto di accogliere una manifestazione democratica: chi la occuperà  non ha meno diritti di chi ha deciso di spendere diversamente e altrove il proprio tempo. La Città dei Balocchi ha lunga vita, i suoi problemi sono ben altri e non saranno certo le sardine a rovinare una festa lunga fino al 6 gennaio. L'appello del sindaco è figlio di un paternalismo formale che suona minaccioso solo verso una parte dei "suoi" figli, dopo aver invece taciuto a lungo persino quando un gruppo di neofascisti irruppe nella sede di Como Senza Frontiere.

Quest'idea di una città che non deve essere disturbata nelle sue funzioni ludiche e commerciali è quanto di peggio si possa pensare. Como - città in cui la cultura è peraltro lasciata a qualche svolazzo luccicante, intermittente come le luci di un alberto di Natale - non è un salotto ad uso di pochi, dove per entrare devi prima bussare e poi mettere le pattine per non disturbare la festa pagana.

E quando uscite, chiudete la porta. Che la città deve continuare a brillare della sua fatua bellezza. 

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