Como e la cultura messa in croce dalla politica

260 mila euro per un pomeriggio di biciclette e 300 mila per un anno di cultura in città

Un'opera dell'artista comasco Marco Vido

In giro per Como regna lo sconforto. Le facce tristi degli operatori culturali sono tutte un programma. Che non c'è. Viene subito in mente il nuovo disco di Nada: È un momento difficile, tesoro. Le affermazioni tra chi si occupa di eventi in città sono tutte simili e si possono infatti laconicamente riassumere così: "Organizzare qualcosa di nuovo è impossibile. Mai come in questa stagione alla politica la cultura non interessa". 

Il nocciolo della questione è proprio questo: senza una volontà politica, tutto diventa insormontabile. Si campa arrancando su quel che c'è, con il reale terrore che anche lo storico possa sparire nel nulla. Che non ci sia grande interesse da parte di chi governa la città, nemmeno come tornaconto d'immagine, è del tutto evidente. La politica, quella peggiore, senza la minima visione, prova solo a soddisfare la pancia dei beni primari, quelli di una massa che invoca a colpi di tastiera un giorno la sicurezza e un altro un parcheggio. Peraltro quasi mai riuscendo anche in questi intenti. Ma almeno ci provano. 

Lo dimostra il fatto che quando ad esempio si cerca di stimolare attraverso un articolo il salvataggio di un teatro o di un cinema, il commento medio suona più o meno così: "Pensate prima alle buche". Ed è a questo clima barbaro che risponde la politica miope, quella che pensa solo alla cabina elettorale e non alla vera crescita di una città, le cuio ambizioni dovrebbero avere orizzonti più ampi di una buca sull'asfalto. Per quanto da più parti si cerchi di sostenere che la cultura crea benessere, se ne parlerà con Paola Dubini mercoledì 20 marzo in Biblioteca a Como, i fatti sembrano ignorare del tutto questa tesi. 

Se pensiamo che per un arrivo del Giro d'Italia a Como sono stati trovati in un batter d'occhio 260 mila euro, qualcuno dovrebbe spiegarci come mai per un bando di tutti gli eventi culturali del 2019 ne sono stati messi a disposizione solo 300 mila. La sproporzione è gigantesca e da sola basterebbe a spiegare molte cose. Ciò che viene bruciato in un giorno vale alle stregua di settimane di eventi a cui si lavora per mesi e che ogni anno sudano sette camice per non finire nell'oblio, leggi ad esempio Parolario, Festival Como Città della Musica, Miniartextil. Oppure leggi Wow, Lake Como Film Festival e 8208 Lighting Design Festival della cui morte annunciata o in procinto di esserla non interessa a nessuno.

Non parliamo poi di risorse per nuove iniziative. Nulla. Se qualcuno ci prova finisce con la sua barca a vela piena di sogni in un mare senza vento. Eterna bonaccia. Non ci sono risorse nemmeno per promuovere con il giusto respiro quel che c'è. A dirla tutta non c'è nemmeno un assessore alla Cultura; con questa giunta probabilmente non c'è nemmeno mai stato. L'estate è alle porte ma neanche per la bella stagione si vede lo straccio di intenzione che indichi almeno una via che non sia quella di qualche concertino da paesello bagnato dal Po. No, solo un vicolo cieco. Tutto lasciato al caso e alla buona volontà di chi da anni lotta in città per le proprie creature. 

Caduti così in basso, ci sarebbe almeno da augurarsi che gli operatori culturali si organizzassero per agire tutti insieme. Non sarà facile ma occorre un gesto forte. Il tempo delle voci gentili e pazienti di tante formichine operose è finito, questo è il momento in cui occorre la zampata di una tigre ferita. Perchè a Como non ci sono lavori in corso, manca proprio il cantiere.

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