Como, i parcheggi sotto le mura e la memoria corta

Quando i commercianti protestavano anche per piazza San Fedele pedonale

La protesta dei commercianti in Piazza San Fedele a Como nel 1969

Il tema non è secondario, soprattutto quando viene evocato senza che a monte ci sia una visione moderna della città di Como. Ad intervenire su quanto sostenuto dal presidente di Confesercenti Claudio Casartelli, che in questi giorni ha rilanciato il suo sì al parcheggio intorno alle mura, è stato ieri Lorenzo Spallino con un commento su Twitter tanto lapidario quanto significativo: "Credere cosa positiva che decine di auto occupino 12 mq ciascuna a ridosso delle mura di #Como quando centinaia di persone potrebbero godere degli stessi mq passeggiando o prendendo un aperitivo la dice lunga sull'ampiezza di vedute di qualche rappresentante di categoria".

E in effetti pensare che il nodo parcheggi si possa risolvere abbruttendo la città con un ritorno al passato e non attraverso progetti radicali, la dice lunga su quanto tutto sia lasciato al campo dell'emergenza, che altro non può partorire se non improvvisazione o slogan di bottega. Continuare a pensare che allontanare le auto dal centro vada a discapito delle attività commerciali vuol dire non avere memoria. Da sempre i primi a beneficiare degli ampliamenti pedonali sono sempre i negozi e tutto ciò che conseguentemente nasce intorno. Immaginare un parcheggio sotto le mura e non una città vivibile almeno laddove la storia ancora la premia, è un po' come se a Venezia, invece di costruire due giganteschi parcheggi fuori città, avessere pensato di accatastare le auto suo ponti.  
I portici Plinio, piazza Grimoldi e via Pretorio, solo per fare gli esempi più recenti, oggi avvolte dalla Città dei Balocchi, mostrano in maniera netta un percorso che non può essere svilito per una manciata di parcheggi temporanei in più. Il problema esiste, ma le aree dove insediarli vanno individuate altrove e non certo a ridosso del centro storico. D'altronde, perché la memoria ogni tanto occorre rinfrescarla, c'era un tempo, sul finire degli anni '70, in cui alcuni commercianti protestavano per l'isola pedonale di piazza San Fedele. La stessa categoria che attraverso alcuni suoi rappresentanti lo fece per piazza Volta, per piazza Grimoldi, per piazza Verdi e via dicendo. Gli stessi che oggi sono i primi a godere di questa rivoluzione. 

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Commenti (3)

  • Concorde con Lorenzo Spallino. I parcheggi devono rimanere fuori città. A Grandate o all‘autosilo S.Anna; il problema che dovrebbe esserci un servizio adeguato regolare di „metro“ sulla ferrovia FNM che porta a stazione lago. Il servizio bus non lo prende nessuno perché scomodo, fa la fila come le automobili ed è soggetto a continui scossoni. A volte impiega mezz‘ora x arrivare in centro ca. 4 km. Il progetto tranvia con FNM é nei cassetti in comune da 40 anni mentre la città soffoca di traffico e smog. A che cosa serve che migliaia di persone venga ad ammirare la bella Como se non diamo servizi di trasporto adeguati ?? A Milano c’è il mega parcheggio a Lampugnano sempre pieno, comodissimo a buon prezzo e con la metro x il centro. Questo metodo funziona benissimo xchè non attuarlo anche a Cono ???Meditate, meditate sperando che non ci vogliano altri 40 anni !!!!

  • Avatar anonimo di claudio casartelli
    claudio casartelli

    analisi incompleta e se vogliamo fuorviante rispetto a un mondo diverso, sicuramente non paragonabile a quello degli anni 70, anzi se vogliamo fu proprio l'operazione fatta dalla giunta Spallino, proprio per come fu pensata la vera madre dei problemi che abbiamo oggi, proprio la cecità di visione nel non capire che non bastava togliere le auto dal centro per risolvere un chiaro ed evidente problema veicolare delle stesse, acuito poi nella creazione delle zone “verdi” che vietavano il parcheggio in prossimità del centro storico in alcune ore della giornata, con l’evidente strategia di costrizione nel cercare di perseguire l’ obbiettivo , i frequentatori del centro negli anni 80 ricordano un centro vecchio abbandonato dai comaschi con diverse attività che chiudevano per spostarsi in zone più fruibili dalla clientela, solo nella meta degli anna 90, dopo 20 anni è cominciato un percorso di valorizzazione, 20 anni di oblio dove i pezzi può ricercati nel centro erano cantine o magazzini  solo per avere la possibilità di accedevi,  l’attanagliamento del centro dal traffico  è un chiaro problema che tutti vorrebbero risolvere,  ma non si può pensare di risolverlo con politiche di costrizione come quelle perpetrate dalla precedente amministrazione che per liberare alcune zone dalle auto hanno danneggiato evidentemente pezzi di città, ma che giustificazione è che qualche attività ha tratto dei benefici da questa chiusura quando altre per gli stessi motivi hanno abbandonato il centro se non chiuso o peggio si arrabattano per sopravvivere,  qua non si tratta di difendere una categoria a danno di altre  ma di trovare le giuste alchimie nonché soluzioni perché tutti i soggetti  che generano la ricchezza della città stessa traggano adeguati benefici, la mancanza di risorse economiche, limiti territoriali e se vogliamo idee non possono giustificare certe politiche di imposizione, senza completare il progetto con delle contropartite adeguate a sopperire ai disagi evidentemente cagionati sia ai residenti che alle attività commerciali o attività professionali che insistono nel centro, via Milano alta è l’esempio lampante di come un quartiere può subire un decadimento se viene a mancare una componente vitale.  Per quanti tanto declamano città, spesso europee, dove certe politiche hanno portato a una maggior fruibilità dei centri storici diminuendo il traffico veicolare  ricordo che il successo non è derivato dalla semplice limitazione degli stessi ma da investimenti importanti sul trasporto pubblico e da concreti incentivi verso chi adottava un sistema di trasporto alternativo, politiche pressoché assenti nella nostra città, le stesse città che negli anni 80 cominciavano a introdurre queste modifiche di incentivo e non di costrizione che hanno evidentemente nel tempo mutato le abitudini  senza incidere in modo traumatico sulle comunità, oggi tendono a riaprire spazi dei centri alle auto, auto come componete sporadico e non preminente e necessario per una completa fruibilità del territorio. Noi siamo ancora fermi alle polemiche e a politiche repressive, su questo è mia convinzione  che in attesa di validi percorsi alternativi il traffico va sopportato e gestito nel migliore dei modi e la creazione di spazi a parcheggio in prossimità del centro è evidentemente la soluzione più immediata perseguibile…  per evitare di danneggiare oltremodo chi produce ricchezza.  

  • Condivido. Certa miopia è insopportabile.

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