Lungolago di Como, orrore senza fine

11 anni d'inferno, la Navigazione circondata dal degrado del cantiere delle paratie

Il lungolago di Como

Diventa persino difficile parlare ancora del lungolago di Como a 11 anni dall'avvio dell'infernale cantiere delle paratie. Un girone dantesco dal quale uscirne, nonostante le nuove promesse, sembra quasi impossibile. Una ferita inguaribile, una piaga per la città bagnata dal lago più bello del mondo. Ad osservare questa mattina quel lembo di lungolago alla sinistra di piazza Cavour, il salotto buono di Como, si ha una sensazione di profonda sconfitta. Intorno alla posticcia biglietteria della navigazione regna la desolazione, l'abbandono, il simbolo di una città tradita dalla politica.

Mentre il mondo tributa omaggi quotidiani al Lago di Como, entrato oramai da qualche anno tra le mete più ambite del globo, il lungolago dopo oltre due lustri è un cantiere abbandonato a se stesso, un monumento degli orrori e degli errori. La foto di apertura e quelle della gallery mostrano il tragico panorama al quale ci siamo tristemente abituati, quasi non ci facciamo più caso, un po' come ai jersey di viale Geno, fanno parte dell'arredamento urbano. Eppure, in attesa del miracolo, un minimo di manuntenzione che provi almeno a nascondere la vergogna andrebbe pur fatta. Evidentemente si pensa che spendere 260 mila euro per l'arrivo di una tappa del Giro d'Italia, che si bruceranno in un pomeriggio di festa, sia più interessante che dare un aspetto dignitoso a un angolo del lungolago ogni giorno affollato da centinaia di turisti che prendono un battello per raggiungere le destinazioni più ambite del Lario.

Invece ci ritroviamo a fare i conti, che non tornano mai, con lo stesso squallore di una periferia abbandonata, vinta dal degrado, senza che nessuno si prenda la briga di coprire questa vergogna. Sì, forse tra 3 o 4 anni tutto questo sarà solo un brutto ricordo, ma il rischio che nel frattempo qualcuno diventi maggiorenne senza aver visto il nuovo lungolago si fa sempre più incombente. Ci sarà ancora Landriscina, oppure occorrerà un quarto sindaco prima di riavere la città libera dal cantiere delle paratie? Domandone. Intanto, visto il raddoppio della tassa di soggiorno porterà nelle casse del Comune di Como oltre 2 milioni di euro, pensare a un intervento di bonifica almeno di quest'area sarebbe quantomeno auspicabile, un dovere per un primo cittadino che non può lasciare la città con indosso ancora questo vestito stracciato. Intanto i Verdi di Como, attaverso la portavoce Patelli, hanno annunciano per sabato 23 febbraio un flash mob contro il "Mose Lariano". 

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Commenti (1)

  • E ma doveva pensarci Landriscina!!Quello di prima era una disgrazia dicevano!!!Mi sa’ che Rapinese era quello giusto....

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