Il teatro e la politica, tra palco e realtà

Mentre a Como va in scena il Giro d'Italia degli assessori, Maesani si sfila da Fratelli d'Italia

L'immagine del Festival Como Città della Musica

Ieri sera a Como è andato in scena l'ultimo atto di una commedia così surreale da portarci a citare nel titolo persino una canzone di Ligabue. Ma veniamo ai fatti. Mentre sul palco del Teatro Sociale si presentava uno degli appuntamenti più importanti della stagione, il Festival Como Città della Musica, nelle oscure stanze di Palazzo Cernezzi si provvedeva a nominare il nuovo assessore al Turismo e alla Cultura in sostituzione della dimissionaria Simona Rossotti.

Il distacco di questa amministrazione da tutto ciò che la città produce tra mille fatiche, è stato certificato, ancora una volta, dall'assenza del sindaco, anche solo per un saluto, al Sociale. Nella sua posizione, almeno fino a ieri, di assessore alla Cultura, la sua presenza sarebbe stata quantomeno un segnale di vicinanza. Nulla: da un parte c'è il palco - in questo caso quello del bicentenario teatro di piazza Verdi - e dall'altra la realtà di una politica alla quale della cultura non interessa nulla. Lo abbiamo già scritto in questo articolo

Un distacco che sembra farsi abissale con la nomina ad assessore, Carola Gentilini, di un altra "straniera", esterna non solo alla politica ma soprattutto al tessuto della città. In discussione non è ovviamente la persona in sé ma un sistema difficile da comprendere nelle sue loghiche. Tanto più in un momento in cui Como, in ritardo su tutto, avrebbe avuto quanto mai bisogno di una figura vicina alle dinamiche, anche umane, del territorio; lo stesso elemento mancante che ha contribuito alla disfatta di Simona Rossotti. Così, dopo la gita in Piemonte, Landriscina ne ha fatta una in Trentino. Un piccolo Giro d'Italia per trovare una donna, tributo alle trappole delle quote rosa, che potesse riprendere, ma sarebbe meglio dire iniziare, il cammino politico e progettuale del settore Turismo e Cultura. 

Visti gli errori precedenti e l'urgenza del momento, forse sarebbe stato opportuno pensare a una figura con una profonda conoscenza di Como e della sue risorse. Perseverare è diabolico, ma visti i precedenti di questa giunta, mai così disgregata e senza idee forti come ora, non sorprende più nulla. In questo clima di incertezza non si inseriscono a caso le dimissioni di Patrizia Maesani da Fratelli d'Italia, consigliere in chiara polemica non solo con il suo partito ma anche con l'amministrazione su molti temi, compreso quello culturale, che animano la guerriglia all'interno di una fragilissima maggioranza. Debolezza che si manifesta non tanto nei numeri quanto piuttosto nella compattezza di vedute. Una sorta di armata Brancaleone senza nemmeno Brancaleone. A tutto questo si aggiunga l'inefficace, se non impossibile, confronto con le minoranze in consiglio comunale. 

Dopo due anni di governo siamo insomma all'anno zero. Non c'è solo un'estate da costruire partendo in palese ritardo ma tutto un programma con un minimo di visione politica. Vedremo se Carola Gentilini, che ha dalla sua parte la giovane età e persino un curriculum promettente, laurea in architettura a Venezia con specializzazione in allestimenti museali, saprà dare alla città quello scatto da maglia rosa di cui avrebbe tanto bisogno per non restare un eterna gregaria della cultura. Non sarà facile perché la corsa, è bene non dimenticarlo, è partita due anni fa.  

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