Tre capolavori pittorici barocchi da salvare: ci pensano la Diocesi e Villa Carlotta

Un progetto di restauro dei dipinti barocchi dedicati a San Francesco Saveri per farli vivere per sempre

Il dipinto di Paolo Cazzaniga

Una collaborazione speciale, quella tra Villa Carlotta e la Diocesi di Como per sostenere il restauro di tre dipinti raffiguranti le storie di San Francesco Saverio, la cui origine è intrecciata con la storia dei Marchesi Clerici a cui si deve la costruzione di Villa Carlotta e del primo nucleo del parco. Si tratta di uno dei cicli pittorici più importanti conservati in provincia di Como, sia per la qualità delle opere realizzate da tre dei maggiori artisti attivi in Lombardia alla fine del Seicento, Legnanino, Filippo Abbiati e Paolo Cazzaniga, sia per la loro rilevanza storica, in quanto rappresentano l’unica testimonianza della committenza artistica della famiglia Clerici ancora presente sul territorio. Questi tre dipinti, infatti, decoravano il primo oratorio annesso a Villa Carlotta, quello costruito dai Clerici alla fine del Seicento e poi rinnovato nell’Ottocento nelle forme che presenta attualmente.
Le tele, di proprietà della Diocesi di Como e oggi conservate nella cappella iemale della Chiesa di San Lorenzo in Tremezzina, versano in uno stato di conservazione precario. In particolar modo, la pala d’altare realizzata da Stefano Maria Legnani detto Legnanino (1661-1713) - uno dei protagonisti della pittura in Italia Settentrionale alla fine del Seicento - presenta lacerazioni, cadute di colore e un generale offuscamento della pellicola pittorica.
Per riportare le opere all’originario splendore la Diocesi di Como ha partecipato al primo Bando 2018 di Fondazione Provinciale della Comunità Comasca Onlus che ha riconosciuto la rilevanza del progetto per il territorio. Come requisito per poter beneficiare del finanziamento stanziato della Fondazione, il bando prevede un primo importante traguardo: la raccolta di donazioni pari ad almeno il 20% del contributo stesso. Per salvare questi importanti capolavori l’aiuto della comunità è davvero importante: con una donazione ciascuno potrà dare un contributo fondamentale per realizzare il restauro di questo tesoro di inestimabile valore per tutto il territorio, che rischia di scomparire.
Per sostenere il restauro delle opere è possibile donare con carta di credito o bonifico bancario su uno dei conti correnti intestati a Fondazione Provinciale della Comunità Comasca onlus consultabili al sito www.fondazione-comasca.it, specificando come causale “Bando 2018/1/011 - Restauro del ciclo pittorico dedicato a San Francesco Saverio”. Una volta restaurate, le opere saranno restituite al pubblico nel 2019 in occasione di una mostra che sarà allestita nelle sale di Villa Carlotta.  L’esposizione racconterà la prima fase della storia della villa, quando la proprietà apparteneva ai Clerici, che la resero uno dei luoghi di delizia più celebri del Lago di Como, inaugurando la fama di questo luogo che dura ancora oggi.


I Clerici a Villa Carlotta
Villa Carlotta venne edificata intorno al 1690 per volere del marchese Giorgio II Clerici. La famiglia Clerici, originaria probabilmente della zona, si era straordinariamente arricchita grazie alle attività di Giorgio I e dei figli Pietro Antonio e Carlo, che lasciò al figlio Giorgio II palazzi, ricchezze e una posizione sociale di rilievo. Senatore dal 1684 e nel 1717 presidente del Senato, Giorgio II concepì la villa di Tremezzo come manifesto del successo famigliare.
A Giorgio II successe il pronipote, Antonio Giorgio, che a ventun anni ereditò la grande fortuna del bisnonno e terminò l'edificazione della villa. Antonio Giorgio, marchese di Cavenago, barone di Sozzago, cavaliere del Toson d'oro e patrizio milanese, fu un personaggio affascinante: estroso, generoso, prodigo, dissipatore, erede di una fortuna colossale, proprietario di un reggimento di fanteria mantenuto a proprie spese, fu protagonista di un fasto da leggenda. Committente di artisti famosi, tra cui il Tiepolo, morì nel 1768, avendo ormai dissestato il suo patrimonio.
I beni rimasti passarono a un ramo cadetto della famiglia mentre la villa di Tremezzo giunse all'unica figlia, Claudia, sposa del conte Vitaliano Bigli. Nel 1801 Claudia vendette la proprietà a Gian Battista Sommariva che trasformò la villa in un vero museo, con opere d'arte di pittura e di scultura antiche e moderne, e il giardino nel parco romantico che conosciamo oggi.
 

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