San Fermo saluta lo storico medico di famiglia: Rossattini va in pensione dopo 42 anni

"Dagli anni 70 ad oggi tante cose sono cambiate, ma l'affiatamento con i miei pazienti resta".

Dott. Marco Rossattini

Il medico di famiglia, quello che veniva in casa se avevi la febbre alta, quello che esisteva prima che qualcuno si inventasse l'Usl, l'Asl e compagnia cantando, prima che su Internet arrivassero i siti di recensioni persino sui dottori. Eccovi presentato Marco Rossattini, che per 42 anni ha assistito i mutuati di San Fermo, spesso con le medicine, ancora più spesso con un sorriso e una buona dose di ascolto. Dal primo settembre è in pensione.

Dottore, in 42 anni avrà visto migliaia di situazioni, assistito a guarigioni, diagnosticato malattie che magari hanno cambiato la vita del paziente e della sua famiglia. Ci sono dei casi che più di altri l'hanno colpita?
«In generale sono sempre commosso da quanta positività si possa trovare fra le persone disabili. Spesso sono loro che portano in studio una ventata di gioia dopo una giornata scura. Dico sempre che sono io che dovrei pagare loro per visitarli».

E gli altri pazienti come si comportano? È cambiato in questi anni il rapporto con il medico?
«Tante cose sono cambiate nella mia professione, ma forse i pazienti meno di altre. C'è forse una maggiore pretesa di soluzioni immediate, magari lontane dalla realtà della medicina, là dove fino a ieri c'era una richiesta di consiglio. Però in generale i pazienti si dividono da sempre in tre categorie: quelli che ti ascoltano e mettono in pratica ciò che gli dici, queli che tirano avanti e aspettano che la situazione arrivi al limite per darti retta. E poi quelli che proprio non ti seguono e pensano di fare a modo loro. È sempre stato così e credo che questo non sia destinato a cambiare».

Che cosa invece è davvero cambiato?
«Due aspetti fondamentali, uno che è migliorato e uno che è decisamente peggiorato. Il primo è la medicina, che ha fatto certamente dei progressi rispetto a quarant'anni fa. Il secondo è la burocrazia che invece è fortemetne3 peggiorata. Oggi si chiede al medico di compilare più moduli che fare visite, di sfornare ricette (che però pesino il meno possibile sulle casse comuni) e di dare meno pacche sulla spalla, una catena di montaggio praticamente, dove per un sorriso e un po' di consolazione, che una volta erano prerogativa di un buon medico condotto, non c'è più tempo».

Dottore, dal primo settembre lei ha lasciato il suo incarico, ma continuerà a essere un medico di famiglia.
«E sì, eserciterò la professione privatamente, non potrei mai rinunciare al sorriso dei miei pazienti».

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