Figino Serenza, il cortile solidale di Woody e Geordie

Il racconto di Elena Razzi ci porta all'interno di una realtà multietnica in Brianza

I bambini del cortile di Figino Serenza

Ci sono storie che si ha quasi imbarazzo a raccontarle. Un po' per la loro genuina bellezza e un po' per il timore della strumentalizzazione, soprattutto quando protagonisti del racconto sono i bambini. Ma quando si parla di una famiglia speciale, come quella di Andrea Parodi ed Elena Razzi, un po' di timore si fa da parte. Vuoi perché chi scrive conosce Andrea da una vita, la musica ci ha fatti incontrare molti anni fa a Cantù, vuoi perché sua moglie Elena ha quel pudore che possono avere solo le mamme quando parlano dei loro figli. Ma quella che Elena ci ha offerto non è solo una storia di bambini ma anche il racconto di molte vite unite da un percorso di naturale solidarietà.  È la testimonianza autentica del quotidiano in una corte solidale di Figino Serenza. È un viaggio in un'Italia che non urla e non ha paura, un ritorno in quella provincia nascosta dove spesso accadono le cose più belle. I figli di Andrea ed Elena si chiamano Woody e Geordie, sono nomi di musica, di viaggio, di libertà. Non c'è molto da aggiungere, le parole di Elena dicono tutto, sottovoce come usa fare chi non vuole insegnare nulla.

"È una sera di fine primavera, siamo in attesa della nascita di Geordie e stiamo scegliendo un film, consapevoli che almeno per qualche mese sarà uno degli ultimi che riusciremo a guardare tutti e tre insieme; ci attendono tante ninne nanne, serate movimentate e notti di poco sonno. Leggiamo la trama del film, la storia è nelle nostre corde: La Première Étoile del regista Lucien Jean-Baptiste racconta delle anomale vacanze di una famiglia meticcia (padre nero, madre bianca e tre figli) che decide di spostarsi sulle alte quote delle Alpi per tentare le pratiche sciistiche nel bianchissimo mondo degli sport invernali. Così il regista francese di origine antillana porta dei poveri cristi di seconda generazione a sciare, anzi a rotolare su “altolocati” pendii. Sorpresa: il film è una commedia sull’integrazione razziale senza pesantezze, lieve, divertente e ottimista. E sorpresa nella sorpresa quando il giorno dopo esco in cortile e i bambini li trovo tutti lì, sotto un sol leone, attorno a paia di sci e racchette che dicono essergli stati recapitati da una gentile signora insieme ad altri giocattoli. Pongo qualche domanda per ricostruire l’identità della ignota benefattrice senza cavarne molto; la cosa che più mi fa sorridere è che come nel film della sera prima i bambini stanno organizzando una settimana bianca e il piccolo Mbaye ha il piede incastrato in uno scarpone da sci".

Il quadro è già chiarissimo, Elena lo sta dipingendo con la stessa spontaneità con cui lo vive ogni giorno. Noi possiamo solo provare ad entrare in punta di piedi nel suo paesaggio, che per quanto possa sembrare incantato come sono nelle favole più belle, è assolutamente reale.
"Abitiamo a Figino Serenza, un paesino della Brianza. Abbiamo avuto la fortuna di viaggiare parecchio con Woody in questi anni, sia nella nostra Italia sia in alcune parti di mondo come l’America e l’Africa, ma alcuni dei viaggi più belli Woody li ha fatti qui, nel suo cortile dove è nato e dove sta crescendo. Il nostro cortile è bellissimo, anche se a dire il vero è una distesa di cemento, non ci sono alberi e ci parcheggiano pure le auto; ma sebbene sull’altro lato la nostra casa si affacci su un verde giardino, è nel cortile che Woody vuole stare, perché nel cortile ci sono i bambini. Chi ci mette piede per la prima volta resta colpito dagli odori che si sprigionano dagli appartamenti. Al primo piano c’è la finestra della cucina di ZahinaMo, la cui famiglia viene dal Senegal e il cui sogno più grande è di riuscire a portare in Italia anche la figlia maggiore di cui spesso mi mostra le fotografie. Sua dirimpettaia è Zahrina, mater familias di quattro figli del Marocco. Salendo per le scale c’è la casa di Matteo che porta un nome italiano, ma i cui genitori sono albanesi e per i figli hanno deciso di costruire il futuro nel nostro Paese; la sorella Ilaria frequenta il Liceo Scientifico ed è fortissima in latino. Dall’ultimo piano e dal Pakistan scende Akash quando lo chiamano a giocare, di corsa anche quando indossa gli abiti lunghi della preghiera e i sandali di cuoio. Felipe vive in Valtellina ma trascorrerà l’estate a Figino a casa dei nonni, dal Brasile lui è una new entry apprezzatissima: si sa, il Brasile ha allevato grandi calciatori e le giornate in cortile trascorrono per lo più dietro la palla. Ginocchia sbucciate, qualche lampione rotto, partite fino a tarda sera quando nessuno vuole rincasare per la cena. I gemelli Meta di padre albanese e madre moldava hanno l’uno cuore interista e l’altro juventino".

Insomma, c’è una squadra di calcio intera quando tutti si ritrovano giù in cortile, ma per fortuna in questo piccolo mondo, in questo piccolo stadio, non mancano le bambine.
"Ci sono Siria e Zahira, italiane come le altre famiglie che vivono qui, che responsabilmente si prendono cura dei maschi, anch’esse schierate in campo durante le partite, ma che nelle ore più calde riescono a tramutare i calciatori in alunni e a tenerli seduti ad un banco di scuola".

Così tra il nascondino, le carte e le merende condivise, per Andrea ed Elena arriva uno dei momenti più belli dell’estate, a metà giugno nasce Geordie.
"Il giorno in cui lo portiamo a casa dall’ospedale c’è un grande viavài per conoscerlo e per augurargli una buona vita, tanto che mi vengono in mente i magi e i pastori in viaggio verso Gesù bambino, e se dal Pakistan fosse stato possibile spedire un montone ce lo avrebbero sicuramente recapitato. Pochi giorni di vita e per la prima passeggiata di Geordie mi insegnano a portarlo nella fascia con la legatura che avevo visto fare alle Mame nel nostro viaggio in Kenya. Cerco di sdebitarmi in qualche modo per i dolci al cocco e arachidi ricevuti o per il profumo del tè speziato alla menta che non conoscevo; so che il mio aiuto con qualche lezione di italiano è percepito da queste persone come un valore superiore rispetto a quanto fanno per noi e vorrei invece che il senso di inferiorità nei miei confronti non esistesse. Vorrei anche che Wasim potesse nascere in Marocco dove c’è suo padre, non che sua madre fosse costretta a partorirlo da sola in Italia così da garantirgli la cittadinanza italiana al complimento del diciottesimo anno di età".

Tornando a loro, agli abitanti del cortile, ci sono poi la Lella e Massimiliano
"Sono i vicini su cui puoi contare sempre, anche di notte. Massi sa fare ogni cosa e se hai un problema pratico sai che lui te lo risolverà. Mirko e Ross sono nati gli stessi giorni dei nostri due figli, il vino buono ce lo portano dal Friuli e lei con la sua passione per i fiori e le piante ha fatto cadere qualche seme sul mio balcone. Nel giardino, quello verde, condividiamo d’estate qualche grigliata con la chitarra. Sembra ieri quando i loro figli giocavano in cortile; ora sono quasi maggiorenni e da qualche tempo hanno passato il testimone alla generazione di Woody, così come hanno fatto i cugini di Akash. Ormai qui non li si vede più, ma li puoi trovare al campo sportivo a giocare a cricket, sport nazionale pakistano".

I turni a scuola nel cortile integrato e solidale di Figino e i ricordi del proprio mare. 
"Il giovedì è il nostro turno per accompagnare i bambini a scuola, tra risate e scambi di figurine volanti non ci si accorge del percorso a piedi e se piove è ancora più divertente. Se è lunedì sappiamo che sarà Ornella ad occuparsene, e Liljana il mercoledì. Un cortile “integrato e solidale”, qualcuno lo ha definito così. Forse solidale come i cortili di un tempo in cui la vita scorreva condivisa, nel bene e nel male. “Multietnico” certamente, colorato anche quando inizia a calare la nebbia o il cielo si ingrigisce. Negli occhi di chi ha dovuto lasciarlo si legge la nostalgia del proprio paese, la mancanza di quell’angolo di mare dove batte sempre il sole e dove i manghi sono dolcissimi".

Una quotidianità che porta buone idee.
"Questo vissuto ha ispirato mio marito Andrea a orgonizzate il Festival Storie di Cortile che la prossima estate giungerà alla terza edizione. Dai villaggi africani alle piazze nel Sud America o nel Meridione italiano, dalle corti contadine della pianura padana alle calate liguri. La tradizione orale di una volta, i cantastorie e i raccontatori hanno sempre avuto il loro palcoscenico naturale e anche la gente comune un tempo si passava le notizie, si confrontava e allestiva le commedie della vita. Oggi, particolarmente nel Nord Italia, questi luoghi carichi di significati che come le piazze hanno svolto un ruolo sociale e culturale di aggregazione non esistono più. Sono rimasti però corti, cortili, cascine e case di ringhiera, che rappresentano un patrimonio straordinario del nostro territorio e che inevitabilmente sono cambiati". 

Elena, alle fine di questo bellissimo viaggio che le abbiamo chiesto di raccontarci, ha ancora voglia di dire grazie. 
"Sono grata ad Akash e al suo sorriso contagioso se mi chiede di avvisarlo quando sono le sei, perché è l’ora della preghiera. Akash che appena può si fa invitare a cena, perché il nostro pesce è meno speziato ma per lui più saporito. Akash che mi ha promesso che Geordie erediterà il vestito elegante del nipotino e che un giorno porterà Woody nella sua casa in Pakistan. In un attimo si cresce, penso ai viaggi futuri e al viaggio che Woody ha appena iniziato con l’ingresso alla scuola primaria. Io a dicembre invecchierò di un altro anno. E allora se come me non amate l’inverno siete tutti invitati a festeggiarmi: sarò ai fornelli con ZahinaMo nella nostra taverna, cucineremo piatti senegalesi con qualche contaminazione che abbiamo già iniziato a sperimentare e lei il sole lo porterà di sicuro". 

Grazie Elena. Ora siamo noi che abbiamo voglia di dirti grazie. Le tue parole, i tuoi giorni pieni di colore, i tuoi bambini, ci regalano una vista con un orizzonte pieno di speranza e di umanità.  Abbiamo tutti bisogno, oggi più che mai, di ritrovare quei gesti che per voi sono quotidiani e pieni di sorrisi. 

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