Quando al Festival di Sanremo c'era Davide Van De Sfroos

Inizia la kermesse che nel 2011 lo ha visto protagonista all'Ariston con Yanez, ne abbiamo parlato con lui

Davide Van de Sfroos a Sanremo

C'è stato un anno in cui tutta Como è volata a Sanremo insieme al suo menestrello. Era il 2011 e la kermesse canora vide impegnato Davide Van De Sfroos sul palco dell'Ariston con Yanez. Alla fine si classificò al quarto posto, rivelandosi come la vera novità di quell'edizione vinta da Roberto Vecchioni. Tutta la stampa nazionale non faticò a riconoscere in Davide l'assoluto protagonista del Festival di Sanremo. Dopo la sua ultima esibizione fu letteralmente scortato fino alla piazzetta di Sanremo dove fu accolto e festeggiano da centinaia di fan che volevano condividere con lui quel bellissimo momento della sua carriera. Furono giorni belli, in cui la città fu davvero vicina al suo artista preferito, quel De Sfroos che aveva stupito tutti cantando una canzone di pirati in dialetto laghèe. Da allora sono passati 8 anni e ci è piaciuto rivivere oggi, alla vigilia del Festival, la magia di quei giorni di Sanremo. Così ne abbiamo parlato con De Sfroos, tornato al suo pubblico in questi mesi con un Tour de Nocc, soldout ovunque. 

"E' stata un'avventura nazional popolare fin che si vuole ma che alla fine - ricorda De Sfroos - è entrata nelle case di tutti gli italiani. I giorni precendenti al Festival sono stati di grande consusione e pieni di pressione, soprattutto per me che ero considerato come uno "straniero", un soggetto particolare fortemente voluto a Sanremo da Gianni Morandi. In realtà, visti i protagonisti di quell'edizione, sembrava di essere al Tenco: quell'anno c'erano infatti artisti come Roberto Vecchioni e Mauro Ermanno Giovanardi. Ma oltre questa sensazione devo dire che fin da subito sono stato coinvolto nella grande famiglia sanremese, sia con le trasmissioni serali tipo "Porta a porta ", sia durante le prove dove spesso mi chiedevano cosa ne pensassi. Il clima a Sanremo era quindi ottimo e ho fatto amicizia con molti artisti, in particolare con Kekko dei Modà. Poi fuori era tutto un tritacarne con l'assalto dei media, molti dei quali improvvisati per l'occasione". 

Poi è arrivato l'atteso momento della prima esibizione: "Io l'ho vissuto serenamente, con una grande carica. Non ero paralizzato - ricorda ancora De Sfroos - forse perché mi sembrava sempre di essere al Premio Tenco. Mi sentivo bene, la band era pronta e l'orchestra aveva imparato alla perfezioneYanez, non avevamo nulla da perdere. Ogni sera sapere di essere andati avanti era incredibile e si festeggiava. Alla fine quel quarto posto non ce lo aspettavamo ma avevamo capito che giorno dopo giorno il consenso aumentava". 

Oggi, dopo un tempo che si è preso per riflettere e guardarsi dentro, De Sfroos è sereno e vive un nuovo momento di grande soddisfazione artistica: "Abbiamo portato vecchie canzoni in teatro - aggiunge De Sfroos  - con un quintetto che ha un piglio notturno, intimo e rilassato. L'affetto della gente, che non è mai mancato, mi fa sentire parte di una tribù che si stringe intorno alla mia musica, che diventa così come una medicina. Ho avuto una stagione piena di tossicità e di pressioni negative; camminando da solo ho ritrovato la strada e la voglia di scrivere. C'è stato un momento a Cracovia, dopo una visita ai campi di concentramento, in cui tutto poteva ripartire o fermarsi lì. Sono ripartito attraversando le ombre e ritrovando la luce dei paesaggi che mi circondano, prima con il libro "Ladri di foglie", poi con il nuovo tour. In primavera uscirà un altro volume, un taccuino in prosa poetica".
De Sfroos è di nuovo in viaggio. E non è più solo. 

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