"Io discriminata": licenziata Elizabeth, la ragazza straniera che da Turate ha scritto a Salvini per la cittadinanza

Aveva scritto al ministro dell'Interno e pubblicato il libro "Lettera agli italiani come me"

Elizabeth Arquinigo Pardo (foto dal suo profilo Facebook)

Torna alla ribalta delle cronache la storia di Elizabeth Arquinigo Pardo, la ragazza peruviana che da oltre 18 anni vive in Italia, a Turate in provincia di Como, diventata nota per lo scambio di battute a distanza con il ministro dell'Interno Matteo Salvini a proposito della cittadinanza: Elizabeth ha scritto per tre volte a Salvini lamentando come il decreto Sicurezza abbia rallentato l'iter che le avrebbe consentito di ottenere la cittadinanza italiana e spiegando al vicepremier le difficoltà vissute da lei e da altri stranieri nella sua stessa situazione, che da anni vivono e lavorano regolarmente nel nostro Paese. Salvini le aveva risposto con un post su Facebook.

Il licenziamento

Ora Elizabeth, autrice anche del libro "Lettera agli italiani come me", in cui ricostruisce la sua vicenda per sensibilizzare le istituzioni, racconta di aver perso il lavoro di interprete alla Questura di Milano, dove era assunta come collaboratrice da un'agenzia europea con contratto stipulato attraverso una cooperative che faceva da intermediaria. La notizia è riportata dal sito Fanpage.it
La ragazza ha raccontato al sito come da un giorno con l'altro le sia stato comunicato che non avrebbe più dovuto recarsi al lavoro, ricevendo come risposta alle sua domande, secondo quanto scritto da Fanpage.it, la spiegazione che era arrivata da ministero degli interni una segnalazione che la esonerava dall'incarico.

Elizabeth dice di non aver ricevuto spiegazioni sui motivi del licenziamento e assicura di non aver mai ricevuto contestazioni a proposito del lavoro svolto, temendo che la decisione abbia a che fare con l'esposizione mediatica di questi mesi in cui ha raccontato la sua storia. La giovane spiega inoltre al sito che ai colleghi è stata fatta firmare, dopo il suo licenziamento, una dichiarazione sostitutiva in cui i dipendenti dichiarano, in sintesi, di non essere legati a gruppi politici o associazioni incompatibili con il ruolo ricoperto e di non aver preso parte a iniziative politiche ritenute in confitto con la posizione ricoperta. Documento che Elizabeth sostiene non le sia mai stato fatto firmare.

Il ricorso al Tribunale di Como

Rimane la perdita del posto che potrebbe compromettere il percorso affrontato finora per ottenere la cittadinanza italiana. 

Adesso la 28enne si è rivolta all'avvocato Andrea Maestri che ha annunciato a Fanpage.it di aver richiesto l'accesso agli atti con l'intento di fare un ricorso al tribunale di Como, "una causa civile antidiscriminatoria - ha dichiarato l'avvocato al sito- per eliminare quella che riteniamo essere un'odiosa discriminazione che Elizabeth ha subito sul luogo di lavoro. Una decisione del tutto abnorme, che non ha tenuto conto della  delle competenze della ragazza. Chiederemo il risarcimento del danno non patrimoniale, il danno biologico ed esistenziale, per lesione della dignità umana e professionale della lavoratrice. Se venisse confermata la nostra ipotesi, cioè se dalle carte emergenze una discriminazione subita da Elizabeth, sarebbe un fatto inedito e gravissimo".

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