Ragazza arrestata al Pascoli per droga, la "lezione" della preside: "Ho chiamato io i carabinieri, ecco perché"

L'appello di Etta Sosio a tutti i colleghi: "Siamo i primi a dovere intervenire"

Istituto paritario Pascoli di Como

Pochi giorni fa ha fatto clamore in città l'arresto di una ragazza di 18 anni all'Istituto Pascoli di Como. La ragazza era in classe quando nella scuola sono arrivati i carabinieri con tanto di squadra cinofila. Uno ad uno i cani molecolari hanno ispezionato le classi girando tra i banchi, soffermandosi vicino a tre o quattro studenti, e puntando verso una ragazza che vistasi alle strette ha buttato qualcosa dalla finestra. Fuori dalla scuola, nel cortile, c'erano altri carabinieri. Non è stato difficile individuare la ragazza e procedere con gli opportuni controlli e verifiche. La mattinata si è conclusa con l'arresto della giovane. 

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L'episodio è stato l'occasione per la preside Etta Sosio di spiegare come mai la scuola sia stata "visitata" dalle forze dell'ordine. "Sono stata io a contattare i carabinieri e a chiedere un loro intervento", ha detto la preside.

"Un paio di mesi prima - ha raccontato Sosio a QuiComo - ho sentito una puzza sospetta nei corridoi e nel cortile. Ho quindi deciso che fosse il caso di intervenire. L'ho anche anticpato ai miei studenti. Chi ricopre il nostro ruolo ha delle responsabilità verso i ragazzi e le loro famiglie e non può fare finta di nulla e girarsi dall'altra parte".

Dopo un paio di mesi è avvenuto il blitz, rigorosamente a sopresa. "I carabinieri - ha continuato Sosio - mi avevano spiegato che non sarebbero intervenuti nell'immediato, ma che prima o poi avrebbero esaudito la mia richiesta di un'ispezione. E così è stato. Hanno fermato questa ragazza che tutti ritenevano al di sopra di ogni sospetto".

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"Credo che qualunque professore o preside - ha poi aggiunto la preside del Pascoli - che abbia il sospetto che nelle loro scuole giri sostanza stupefacente debba segnalarlo alle forze dell'ordine, a costo di esporsi in prima persona nei confronti dei ragazzi. Non possiamo accettare che i nostri istituti siano proprio uno dei luoghi principali di spacio o consumo di sostanze stupefacenti".

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