Il buio della Canepa e le luci di Como, le parole del vescovo alla "minoranza creativa" dei cristiani

Solidarietà ai lavoratori dell'azienda tessile in crisi e richiamo ai valori cristiani del Natale

Il Duomo di Como a Natale

C'è una città in festa con il Natale alle porte. Con le luci dei Balocchi a diffondere un clima di spensieratezza. La voglia di accantonare almeno per qualche giorno i problemi quotidiani è tanta ma non sempre è possibile. Non lo è soprattutto quando centinaia di uomini e donne lottano per il proprio posto di lavoro, per il loro pane quotidiano. È il caso della Canepa, storica azienda comasca, il cui futuro sembra davvero incerto. Oscar Cantoni, vescovo di Como, ha sentito il dovere di esprimere la propria vicinanza ai lavoratori attraverso una lettera, che riportiamo integralmente di seguito, pubblicata sul Settimanale della Diocesi. 

Sto seguendo in questi giorni gli ultimi sviluppi riguardanti la crisi del gruppo tessile Canepa S.p.A., storica azienda che opera da più di cinquant’anni sul territorio della nostra Diocesi, a San Fermo della Battaglia. Il mio pensiero e la mia preghiera vanno alle persone, alle famiglie che stanno dietro i numeri, dietro le ipotesi di soluzione alla crisi. Penso a chi proprio sotto Natale vede il proprio lavoro in pericolo e a chi in ambito economico, sindacale e politico-istituzionale sta cercando una strada per uscire da questa situazione in maniera positiva per tutti. Sono partecipe della preoccupazione delle famiglie coinvolte e guardo con fiducia alla collaborazione tra lavoratori, sindacalisti e politici per pensare insieme un modo per arginare la situazione. In questi giorni di preparazione al Santo Natale, voglio esprimere la vicinanza e la solidarietà sia mia personale che di tutta la Chiesa di Como. 

Lo stesso Vescovo, tornando al clima natalizio che ha invaso Como, ha offerto in questi giorni anche una personalissima riflessione sul Natale e sul suo valore cristiano. Sulla voglia di pace in un clima sempre più rabbioso, sulla necessità di una rinascita della cultura della misericordia da parte dei cristiani, curiosamente definiti "minoranza creativa".

Sete di pace in un clima di rabbia

"Sono ammirato e insieme stupìto dalla forte attrazione delle persone allo splendore della luce, diffusa in questi giorni nella nostra città mediante una fantasmagoria di colori. La gente ne rimane affascinata e come sedotta! La città si riempie di persone, soprattutto nei giorni festivi: si riversano sulle piazze e lungo le vie quasi da schiacciarsi. Mi domando: cosa cercano tutti questi miei fratelli e sorelle in umanità? Si tratta ancora una volta di un espediente per nuovi clienti da sacrificare al dio denaro, uno “specchio per le allodole”, finalizzato solamente a nuovi e più alti guadagni? Può essere, tuttavia credo che ci sia qualcosa in più, nell’intimo di ciascuno e nel desiderio comune: il bisogno di un’alternativa al monotono quotidiano, a una vita sciatta e senza orizzonti di senso. Mi pare di intendere che le luci che risplendono nel buio della sera appagano i visitatori che, sebbene inconsapevolmente, sono alla ricerca di pienezza, vorrebbero scoprire le sorgenti che danno gioia alla vita, anelano a uno stile differente da uno schema contraddistinto da urgenze, scadenze, impegni e fatiche. È sete di relazioni pacifiche tra le persone, seppur dentro un clima di tanta aggressività, di vera rabbia, diffusa e moltiplicata dai mass media. Non vi pare che emerga prepotente un sincero desiderio di condividere una festa che va al di là delle solite usanze, ma che esprime il desiderio di approdare a un mistero che va oltre il quotidiano?".

Rinascita della cultua della misericordia

La festa è insita nel cuore di ogni uomo ed è un bisogno irresistibile, che ci invia a un “più oltre”. A volte mi domando se la gente, che pure cerca la luce di Natale come espressione di una forte aspirazione alla gioia condivisa, è a conoscenza di Chi sia il Festeggiato. La sua identità sembra essersi smarrita, sottaciuta dai più, talmente data per scontata che si è persa per via! Come cristiano e come pastore non posso tacere, e con tutta semplicità, ma con gioiosa certezza, accolgo e annuncio l’avvento di Dio nella carne umana, il Signore Gesù, vera gioia che, sola, appaga il cuore di ogni uomo. È stupefacente che Egli venga tra noi, si mescoli dentro la nostra storia e diventi, senza far rumore, principio di irradiazione di una vita nuova, che trasforma l’esistenza personale, che avvia di nuovo un mondo più solidale, che fa della fraternità la legge del vivere insieme, senza prevenzioni né arroganza. I valori civili, che un tempo hanno tenuto uniforme la nostra società, sono fortemente in crisi perché offuscati da nuovi stili di vita. La crisi si fa evidente quando viene meno sotto gli occhi di tutti la solidarietà, il rispetto della dignità di ogni persona, la tolleranza. Eppure sono molti coloro che avvertono fortemente un desiderio di un movimento alternativo, che susciti una nuova  umanizzazione del nostro tessuto sociale e promuova una cultura alternativa, cioè quella della Misericordia.

La minoranza creativa dei cristiani

In questo contesto, i cristiani, consapevoli di essere divenuti una minoranza, sebbene “creativa”, possono testimoniare che il Vangelo è una forza che ispira un nuovo rispetto per l’umano e assumere una nuova responsabilità verso di esso.
È il contributo che i discepoli di Colui, venuto tra noi a condividere la nostra fatica, possono offrire ad una società che ha estremo bisogno di rigenerarsi.

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