Luigi e quella piccola bottega di grande sartoria nel cuore di Como: una storia iniziata in America

L'attività in centro resiste e si prepara ad accogliere una nuova generazione

Luigi Mango ha iniziato a cucire a 7 anni

Si apre la porticina di via Indipendenza e dentro c'è un mondo a parte, in cui le pareti sono completamente tappezzate di stoffe pregiate, abitato da manichini che sembrano uomini e donne colti nell'atto di vestirsi, magari con una manica già infilata e l'altra no, con il risvolto della giacca inavvertitamente rimasto nascosto all'interno. E in mezzo a questo altrove così avvolgente, c'è in fine anche un uomo in carne e ossa, Luigi, che si gira a guardarti con in mano il metro. Quel metro lo ha afferrato a 7 anni e non l'ha mollato più. Perché suo padre era sarto e le sue zie prima di lui e avevano addirittura un negozio in America, nei primi del 900. Ma Luigi da ragazzo ha voluto “andare a bottega” e così nel '66 arriva a Milano, in San Babila, e ci sta per 12 anni, continuando a respirare qualità e lusso. Poi il grande passo, mettersi in proprio e aprire una sartoria a Lissone. Nel '96 però un brutto colpo: la mala gli brucia il negozio. Lui ad arrendersi non ci sta, vuole cambiare aria e riprovare, così arriva a Como, prima in via Diaz e ora, dal 2013, è qui, in via Indipendenza. 

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La figlia Rosa di 27 anni lavora con lui e prenderà in mano l'azienda: "Papà è molto esigente, ma dubito che altrove avrei potuto imparare così tanto". È meravigliosa Rosa, che sembra una bambina e contemporaneamente si porta addosso così tanto delle nostre nonne, quando risponde alle domande e continua a scrivere col gesso sulle stoffe, a tagliare con le sue enormi forbici. Sono quei gesti antichi, fatti con maestria nelle botteghe artigiane e con tanto amore nelle case delle nostre nonne, gesti come oggi ce ne sono pochi e proprio per questo bisognerebbe proteggerli. 

Con questo spirito, Luigi fa una serie di iniziative per avvicinare i giovani alla sartoria di qualità, insegnando anche in una scuola di Milano, 4 giorni a settimana. "Educarli alla pratica sartoriale, ma ancora prima al gusto per il bello, per il ben fatto, per i materiali di qualità. Ma resistere ogni giorno, come attività, è dura".

Luigi è preoccupato per il futuro, non solo della sua bottega, ma dell'artigianato in generale. "Non viene fatto da parte di chi ci governa a tutti i livelli nessun tipo di investimento per spingere l'artigianato in tutti i settori: siamo la città della seta e la maggior parte delle persone non è educata al gusto e alla qualità. Ciò che si trova oggi in giro, nelle grandi vetrine del centro, è di scarsissima qualità. Io capisco che chi ha mezzi limitati si affidi a questo tipo di commercio, ma bisogna investire per orientare il cliente che può spendere a farlo per oggetti di qualità".

Del resto, ci racconta parlando soprattutto della sartoria maschile, basta avere due abiti sartoriali, uno estivo e uno invernale: "Se ben fatti, puoi usarli per 20 anni. Il sarto lascia nell'abito 4 taglie di stoffa, se anche nel tempo la tua fisicità cambia, puoi adattarlo e sarà sempre un capo cucito addosso, su misura". Ci mostra con estremo orgoglio il campionario delle stoffe. E c'è veramente da perdersi: colori, fantasie, tessuti morbidissimi, centinaia di scampoli uno diverso dall'altro.

Oggi il suo fatturato si basa in parte su clienti stranieri, turisti che tornano di anno in anno per farsi confezionare un vestito davvero Made in Como, così i suoi abiti girano tutto il mondo e non è raro vederli in qualche foto di conferenza stampa statunitense o consiglio d'amministrazione giapponese. È tutto viene fatto a mano, in circa 40 ore di lavoro, in questa botteguccia, tre gradini sotto il livello stradale.

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