Como: il problema non è la Città dei Balocchi ma una città senza visioni

Soffocati dalla mancanza di progetti più che dal traffico e dallo smog

Città dei Balocchi

In questi giorni, in attesa della conferenza stampa degli organizzatori, a Como, non solo a livello politico, ci si sta confrontando animatamente sugli effetti della Città dei Balocchi. Il traffico, l'inquinamento e, per fortuna, in qualche caso, anche sulla qualità di una manifestazione dall'indubbio successo popolare.  

Tutti temi importanti, che certamente meritano la discussione, soprattutto in vista del bando che dovrà predisporre il Comune di Como. Il quale, ad esempio, dovrebbe avere parola anche sulla qualità delle proiezioni del centro storico. Francamente, pur riconoscendo il valore aggiunto alla manifestazione natalizia dal Magic Light Festival, alcune immagini, vedi il Broletto sponsorizzato, non sono esattamente il massimo che ci si possa aspettare da un città che ha anche il dovere di rispettare la sua storia. La vecchia cantilena "ai bambini piace" non può sdoganare tutto. Perchè nel paese dei balocchi, Collodi insegna, si rischia di diventare asini. 

Ma il tema, quello che - con poche ma virtuose eccezioni - quasi nessuno discute e verso il quale andrebbe spostato il dibattito, è un altro e ben più  importante, ovvero: quale città vogliamo? Senza rispondere a questa domanda, senza un progetto globale, senza non dico una visione ma almeno un'idea, non si andrà da nessuna parte. Senza un pensiero condiviso per la città, si rimarrà intrappolati dalla pochezza culturale prima ancora che dal traffico o dallo smog. La discussione non può ridursi solo alla Città dei Balocchi dimenticando tutto il resto. Così facendo, per dirla con Riccardo Cocciante, avremo nella migliore delle ipotesi una città "bella senz'anima", incapace di crescere e sviluppare progetti culturali ad ampio respiro. 

Guardate Parma, che intorno alla sua candidatura vincente a Capitale della Cultura ha saputo dare una svolta prestigiosa alla città che non è fatta solo di luci intermittenti. Occorre costruire un futuro per la città e quel futuro, fatto di progettualità, non può essere delegato solo ai privati. Ai quali non si potrà certo rimproverare di avere messo in piedi, nel deserto culturale comasco, una Las Vegas natalizia. Senza una guida politica, capace di avviare un percorso che non sia passivo ma propositivo, rimarremo prigionieri in eterno dei vizi dell'estemporaneità. 

Non è troppo tardi per diventare grandi, uscendo ognuno dai propri interessi di bottega e guardando per una volta solo al bene della città. Como merita un abito su misura per tutte le stagioni. Ma non basta un buon sarto: per cucire questo mantello abbiamo bisogno di una squadra di coraggiosi visionari. Diversamente, senza coordinazione, senza aderenza alla storia, senza un domani, torneremo a far finta che tutti i problemi siano sono quelli creati dal traffico. E il nostro fiato corto non sarà solo colpa dello smog. 

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