Moschea a Bergamo, chiesa venduta agli islamici. Don Pandolfi: “Tempo di passaggio di testimone?"

Nuova provocazione del parroco di Grandate

Il parroco di Grandate don Roberto Pandolfi

Nuova provocazione destinata a far discutere da parte del parroco di Grandate don Roberto Pandolfi: al centro della riflessione pubblicata sul sito internet ufficiale della parrocchia di lunedì 5 novembre 2018 il sacerdote si è occupato del caso della ex chiesa di Bergamo venduta all'asta e acquistata dall'associazione musulmani della città che tante polemiche ha suscitato nei giorni scorsi. 

Don Pandolfi non è nuovo a polemiche su scottanti temi di attualità, come quelle relative ai migranti o alla conciliazione tra Lega e Cristianesimo.

La nuova riflessione si intitola "Chiese e moschee". Tra i passaggi destinati a far discutere quello finale: "Ben venga la vendita di una chiesa ai musulmani, se questo può contribuire a trovare nel cristianesimo non tanto le radici vagamente culturali della nostra civiltà, ma la persona di Gesù, che ancora oggi ha la pretesa di essere Signore e Re dell’universo. Non sarà per caso arrivato il tempo in cui ci si debba preparare ad un passaggio di testimone tra una religione vissuta da troppi in modo spento, vecchio e senza gioia e altre religioni vissute con più slancio, come autentico collante di una precisa identità? Una chiesa che diventa moschea sarebbe il suggello di questo passaggio".

Di seguito il testo integrale della riflessione.

Ha fatto scalpore, qualche giorno fa, la notizia dell’acquisto di una chiesa da parte dell’Associazione musulmana di Bergamo, la quale ha vinto in modo regolarissimo un’asta bandita dall’azienda ospedaliera di Bergamo, controllata da Regione Lombardia.

Grandi polemiche, grande scandalo, grandi prese di posizioni, grandi promesse di riparazione del “danno”. Certo che è proprio pericoloso fare i conti senza l’oste. Sembrava tutto pacifico e studiato a tavolino: la chiesa dei Cappuccini e l’annessa casa dove alloggiavano i frati, da anni date in uso alla Comunità ortodossa romena, sarebbero state acquistate dalla Comunità stessa con un’offerta all’asta indetta appositamente.
Peccato che i musulmani (l’oste) abbiano offerto di più (450.000 euro) e si siano così aggiudicati il bene. Vesti stracciate e alti lai da vergini violate da parte di tutti. Anche di quelli che una chiesa non sanno neanche che cosa sia perché non ci entrano da decenni, ma sono sempre pronti a difendere le nostre “tradizioni”.

In attesa di vedere gli sviluppi della vicenda e gli specchi sui quali si arrampicheranno politici e funzionari regionali per dichiarare irregolare un acquisto regolare, possiamo fare qualche riflessione.

La prima è quella del vescovo di Bergamo, mons. Beschi, che dice :” Da questa vicenda possiamo trarre alcuni insegnamenti. Le comunità religiose, a partire da quelle cristiane, sono soggetti che hanno una rilevanza pubblica e sociale che chiede e merita di essere riconosciuta, com’è spesso accaduto in passato. Lo stesso vale per le comunità non cristiane. Io credo che in una società plurale , mentre le comunità religiose crescono nel dialogo ecumenico e interreligioso, come compete loro, le autorità pubbliche debbano sapersi assumere la responsabilità di garantire l’esercizio di quei fondamentali diritti che appartengono ad ogni persona e ad ogni comunità. Ebbene: di fronte a questi tentativi di risolvere questi problemi “privatizzando” sempre più il fatto religioso, rispondiamo chiedendo il riconoscimento – anche sul piano legislativo- della rilevanza sociale della dimensione religiosa”.

Le riflessioni seguenti sono mie, e quindi molto più terra terra. Mi viene da pensare al valore altamente simbolico di questo fatto.
Da sempre ci sono state chiese che hanno cambiato uso e destinazione, perché acquistate da privati. La vecchia chiesa parrocchiale di Grandate è oggi una falegnameria, quella di Portichetto un’autofficina, quella del convento di S. Antonio a Como, in via Rezzonico, era addirittura diventata un cinema a luci rosse, quella di S. Francesco, sempre a Como, è sede di mostre ed eventi all’interno, mentre all’esterno è luogo di riparo e di bivacco per molti “senza fissa dimora”. E l’elenco potrebbe continuare a lungo. Potremmo citare, poi, tutte le chiese ridotte ormai a museo, dove si paga il biglietto per entrare e dove, con un percorso speciale, si può arrivare alla piccola parte riservata alla preghiera, come le riserve indiane all’epoca del Far West.

E allora quella della chiesa dei Cappuccini nell’ospedale di Bergamo è una vicenda in linea con quello che sta succedendo da tanti anni. Mons. Maggiolini, di venerata memoria, scriveva che il problema non sono i musulmani, ma i cattivi cristiani.

E, forse, tra i cattivi cristiani ci siamo anche noi, ormai incapaci di dare l’esempio di una fede ardente e gioiosa, guardinghi e timorosi nel proporre Gesù come unico Salvatore dell’uomo, tutti presi dall’assistenzialismo e poco propensi ad una missionarietà che sia annuncio non solo del pane, ma anche del Paradiso (parafrasando san Luigi Guanella).

Ben venga la vendita di una chiesa ai musulmani, se questo può contribuire a trovare nel cristianesimo non tanto le radici vagamente culturali della nostra civiltà, ma la persona di Gesù, che ancora oggi ha la pretesa di essere Signore e Re dell’universo.

Non sarà per caso arrivato il tempo in cui ci si debba preparare ad un passaggio di testimone tra una religione vissuta da troppi in modo spento, vecchio e senza gioia e altre religioni vissute con più slancio, come autentico collante di una precisa identità? Una chiesa che diventa moschea sarebbe il suggello di questo passaggio.

E il segnale che sarebbe ora di riprendere in mano il Vangelo e di farlo diventare davvero il nostro stile di vita. Ma stracciarsi le vesti è più comodo. Tanto i negozi di abbigliamento sono sempre aperti e un vestito nuovo lo si trova anche a buon prezzo.

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don Roberto

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