Sanzione disciplinare dopo essere andato in pensione: 34 anni di onorata carriera di guardia al Bassone "macchiati" per colpa di 4 rondelle

Il duro sfogo in una lettera che l'ex assistente capo del carcere di Como ha inviato al sottosegretario

Trentaquattro anni di onorato servizio di guardia al carcere di Como rovinati da quattro rondelle. La storia di Andrea Turolla, assistente capo della polizia penitenziaria del Bassone, ha quasi dell'incredibile. Due mesi dopo essere andato in pensione si è visto sanzionato dal dirigente del carcere con un provvedimento cosiddetto di censura. All'atto pratico questa sanzione disciplinare non ha avuto conseguenze su Turolla, ma per lui è una questione di principio. Anzi, di principi, quelli che dovrebbero essere alla base di un buon rapporto tra dirigenti, comandanti e i loro sottoposti.

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La causa della sanzione è l'assenza di quattro rondelle che dovrebbero intrapporsi tra le viti e l'impugnatura della pistola. Le viti servono semplicemente a tenere le cosiddette guance attaccate all'impugnatura e nulla hanno a che vedere con il funzionamento dell'arma. Quando Turolla è andato in pensione ha dovuto restituire l'arma ma l'armiere che l'ha ritirata ha notato l'assenza delle coroncine. Tanto è bastato ad appioppare a Torulla una sanzione che gli ha macchiato la lunga carriera durante la quale ha ricevuto due encomi e mai nessun rimprovero.

Ecco la lettera di sfogo al sottosegretario alla Giustizia, Jacopo Morrone, per quella che Turolla ritiene essere un'ingiustizia che vuole portare, se necessario, fino al Tar.

Gentile Onorevole,
conscio dei suo gravosi  impegni in ambito istituzionale, mi permetto di disturbarla, per sottoporle una situazione che mi ha visto, mio malgrado, protagonista.
Sono Turolla Andrea, Assistente Capo Coordinatore della Polizia Penitenziaria di Como e ho avuto l’onore di conoscerla e parlare con lei l’anno scorso, durante la sua visita al Carcere lariano con una delegazione di parlamentari.
Ricordo ancora con piacere la sua cordialità e l’interesse relativo al Sistema di Indagine (SDI) di cui ho avuto la responsabilità della gestione fino al 21 Novembre scorso, data in cui sono stato posto in quiescenza avendo maturato i requisiti di legge per la pensione.
Mi sono arruolato nel Corpo degli Agenti di Custodia (poi diventato Corpo di Polizia Penitenziaria) nel 1984 e dopo il Corso a Cassino (FR) sono stato assegnato dapprima al vecchio carcere di San Donnino, nel centro storico di Como e successivamente al Bassone di Albate.
E’ bene ricordare, che il carcere fu aperto nel 1985 grazie a una tenace compagine  di 14 ausiliari (agenti che effettuavano servizio come militari di leva) tra cui il sottoscritto, che, mandati in “avanscoperta”, consentirono la predisposizione del materiale logistico e successivamente l’ingresso degli ospiti.
Dopo qualche anno trascorso al carcere della Dozza di Bologna,  dove ebbi la sfortuna di imbattermi in criminali di elevato spessore, (erano gli anni dei Nuclei Armati Rivoluzionari,  Brigate Rosse,  Nuclei Comunisti Combattenti  e quelli della uno bianca ) quali Giusva Fioravanti, Francesca Mambro, Mario Tuti, Gilberto Cavallini ecc..) ritornai a Como, dove fui inserito nell’Ufficio che gestisce tutta la parte giuridica della detenzione degli ospiti.
Proprio in questo contesto, lavorando a stretto contatto con i Magistrati storici tra cui il Dott. Dolce, il Dott. Vian, il Dott. Nalesso e tutte le Forze di Polizia del territorio  sono riuscito nel corso degli anni a maturare professionalmente, fino ad ottenere il  grado di Assistente Capo Coordinatore e ad ottenere  la gestione del Sistema di Indagine (SDI) apparato, come Lei ben sa, nel quale confluiscono tutte le informazioni di Polizia ai fini investigativi a livello nazionale e internazionale.
In virtu’ della mia collaborazione, sono stato premiato con l’encomio dell’allora Direttore Dottoressa Fabrizi , per il procedimento che vide coinvolti numerosi esponenti della n’drangheta calabrese ,denominato “I Fiori nella Notte di San Vito”.
Ho avuto anche la possibilità di distinguermi anche in attività “fuori servizio”, facendo riconsegnare alla famiglia, una ragazza con problemi psicologici scomparsa da casa, ricevendo un altro encomio dal Direttore. 
Sempre libero dal servizio, sono stato promotore della creazione dei parcheggi del Bassone riservati a disabili e alla riqualificazione della segnaletica verticale e orizzontale di tutta l’area antistante al Carcere (vedi allegato).
Ho sempre svolto il mio lavoro con onestà e dedizione, non incorrendo in procedimenti disciplinari o mancanze, ottenendo sempre a fine anno la massima valutazione di 32 (OTTIMO).
Come le accennavo da Novembre di quest’anno, sono in pensione, dal 21 esattamente, giorno mesto, non tanto per la comprensibile tristezza legata al fatto di dover lasciare dopo oltre 34 anni  il posto di lavoro e la divisa che ho tanto amato, ma per non essere stato convocato nemmeno per un saluto dal Direttore Dott.ssa Carla Santandrea, mentre dal Comandante Commissario Maria Cristina Cobetto Ghiggia, mi sono recato spontaneamente per i saluti, altrimenti nessuna Autorità del penitenziario mi avrebbe convocato.
Fin qui poco male (...) ma sinceramente non avrei mai immaginato, quanto mi sarebbe capitato dopo neppure due mesi.
Vengo infatti convocato  negli uffici della segreteria per notifica atti , per cui credendo di dover firmare le consuete “scartoffie” di chiusura rapporto, mi reco l’11 di Gennaio al Carcere del Bassone, ma con mio grande stupore e incredulità, mi viene notificato un procedimento disciplinare che mi contesta la negligenza e la mancanza di correttezza nel comportamento, per aver consegnato l’arma di servizio sprovvista di n. 4 “rosette dentate”di cui allego foto.
Al riguardo preciso di non essere neppure stato a conoscenza dell’esistenza di queste rondelle, che in ogni caso non pregiudicavano il funzionamento della pistola, visto che avevano il mero scopo di frapporsi tra la vite e l’impugnatura, che restava in ogni caso saldamente fissata anche in assenza di tali dispostivi.
Rondelle che tra l’altro risultavano assenti anche  in altre armi, come confermatomi dall’ex armiere del Bassone.
Come può vedere dalla foto, le rosette in questione, sono in realtà dei minuscoli pezzettini di ferro circolari di pochi millimetri di diametro, del costo unitario di pochi centesimi, reperibili in qualsiasi ferramenta.
Nondimeno, le armi ritirate ai congedanti, vengono totalmente smontate e ricondizionate, prima di essere consegnate ai nuovi assunti.
Nonostante le mie giustificazioni, mi viene comminata in data 30.1.2019 la sanzione della censura per violazione dell’art. 2 lett.b) e c) D.Lgs.vo 449/92.

Tutto questo per dirLe che cosa? 
Non le sembra semplicemente assurdo, che un uomo che ha vestito con orgoglio e onore per tanti anni una divisa, con uno stato di servizio immacolato, ora debba essere punito severamente, mentre si trova in pensione, per 4 rondelle? 
Non bastava un semplice richiamo orale, senza la trascrizione sul foglio matricolare?
Non era proprio possibile recuperare le rondelle dai cassetti delle centinaia  di armerie dei vari istituti penitenziari, o farmele acquistare personalmente?
Le sembra possibile che il foglio matricolare di un Operatore di Polizia con il mio stato di servizio, venga “sporcato” (verosimilmente unico caso in Italia) da una punizione comminata a oltre due mesi dalla pensione?
Dov’è finita l’umanità e lo spirito di corpo che per decenni hanno animato gli istituti penitenziari italiani?
Dove sono finiti quei Comandanti e Funzionari, che ci trattavano come figli?
E’ possibile che dei Funzionari dello Stato, pagati fior fior di quattrini dai contribuenti, gestiscano la vita di onesti lavoratori ,madri e padri di famiglia, in modo totalmente asettico, non tenendo conto del pregresso e del vissuto del dipendente?
Non sono un numero, sono una persona, un Uomo che ha dato gli anni migliori della propria esistenza allo Stato, cercando sempre di svolgere al meglio le proprie  funzioni istituzionali, fino all’ultimo giorno di servizio! 

Mi perdoni lo sfogo, ma le assicuro che questi ultimi sono stati giorni tristissimi per me, anche se le attestazioni di stima nei miei confronti e le manifestazioni  di sdegno verso questo obbrobrio amministrativo, da parte di colleghi, personale civile e appartenenti alle altre Forze di Polizia, sono state tantissime. 
Grato per l’attenzione che vorrà dedicarmi, colgo l’occasione per porgerle  i migliori auguri per il suo prestigioso incarico.

Andrea Torulla

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