Editoriali

Da oggi potete pubblicare anche voi sulla nostra pagina Facebook

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Nei giorni scorsi Quicomo ha tagliato un nuovo traguardo: 20mila likes sulla pagina Facebook. E’ per noi davvero un risultato importante, direi insperato. Anzi, non lo avevamo nemmeno immaginato quando abbiamo fondato questo piccolo giornale online nell’ormai lontano aprile 2010. Da qualche parte, nei meandri del web, o in qualche hard disk del mio socio e co-fondatore Marco, esiste ancora la primissima e antica versione di Quicomo. Non riuscendo, però, a trovarla per riproporvela con spirito amarcord, vi lascio al link del primissimo articolo da noi pubblicato, un pezzetto per certi versi quasi inutile (se paragonato a tanti bei servizi che negli anni siamo riusciti a darvi) ma che ci riempie il cuore di tenerezza. Eccolo, un banale articolo sui prezzi della verdura a Como.
Negli anni sono cambiate tante cose e da Quicomo sono passate tante persone, tanti collaboratori che ci hanno aiutato a crescere. Ma chi più di tutti ci ha aiutato siete stati voi, i nostri lettori, che da subito avete mostrato fiducia e simpatia verso di noi e verso il lavoro che abbiamo svolto giorno per giorno. Ora, però, i tempi sono cambiati. Se nel 2010 Quicomo sembrava una novità – e forse per modalità e forma lo era davvero – adesso tanti altri giornali si sono adeguati ai cambiamenti del mondo dell’informazione digitale. Ed ecco che ci si trova tutti a sgomitare per “rubarsi” i lettori. Una dinamica dalla quale abbiamo sempre cercato di stare alla larga ma nella quale ci siamo talvolta (colpevolmente) ritrovati, soprattutto negli ultimi tempi.
Spesso presi dall’angoscia e dall’affanno di arrivare primi si pubblicano notizie imprecise o incomplete, altre volte decine di siti diversi pubblicano esattamente le stesse cose, le stesse foto, gli stessi video, gli stessi comunicati stampa arrivati da istituzioni e forze dell’ordine.
Ci chiediamo, allora, che cosa possiamo darvi di più o di diverso rispetto agli altri? La risposta non è semplice, perché a differenza degli altri organi d’informazione che possono contare su vere e proprie redazioni strutturate grazie anche al serio e corposo contributo di un editore (puro o interessato che sia) noi possiamo fare affidamento solo sulle nostre forze e sulla pubblicità di quei partners (ahi noi ancora troppo pochi) che hanno capito che la gente ci legge, ci guarda, ci apprezza e a volte ci critica, e che Quicomo per migliaia di comaschi è comunque un punto di riferimento dell’informazione locale.
Dunque, dicevo, cosa possiamo darvi di più o di diverso? Cominciamo oggi con il darvi un pezzo di noi stessi, cioè un pezzo di Quicomo. Da oggi avrete anche voi la possibilità di pubblicare sulla nostra pagina Facebook così da raggiungere migliaia di persone con le vostre eventuali notizie e segnalazioni. In questo modo Quicomo può diventare davvero il punto di riferimento per l’informazione di Como e provincia se ci aiuterete come avete sempre fatto. Cosa avremo in cambio da questo approccio di informazione collettiva? Semplice: un servizio gratuito fatto per tutti grazie alla partecipazione di tutti. Così sapremo cosa accade nelle nostre zone nell’esatto momento in cui accade. Ci daremo a vicenda consigli e segnaleremo disservizi, pericoli, ma anche tante cose belle, come feste, concerti ed eventi a cui vale la pena partecipare.
Cari lettori, ce l’abbiamo messa tutta in questi anni, ma con la pubblicità online di un giornale locale è davvero difficile crescere e sviluppare una redazione giornalistica vecchio stampo. Qualcosa deve cambiare. Ma non tutto. Vogliamo mantenere un controllo editoriale, nel senso che vogliamo sempre e comunque metterci il marchio di “garanzia Quicomo”, per questo i vostri eventuali post su Facebook saranno soggetti ad approvazione, per darci modo di verificare le eventuali notizie più delicate o la proprietà intellettuale di eventuali video o foto. Insomma, non vogliamo rischiare di diventare un ennesimo luogo di diffusione di bufale o pessima informazione. Vogliamo che Quicomo cresca senza mai perdere la sua credibilità. Che ne dite? Iniziamo?
Dario Alemanno

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