Pasticcio della giunta Lucini, tre serate per la delibera sulle nomine nelle partecipate

Sono stati necessari 6 emendamenti e 2 subemendamenti

La prima vera delibera presentata dalla giunta del sindaco Mario Lucini è stata tutt’altro che una passeggiata. Nonostante la compattezza della maggioranza di centrosinistra, i lavori del consiglio comunale non sono stati affatto veloci e spediti, anzi, si sono rese necessarie tre serate e l’approvazione di 6 emendamenti e 2 subemendamenti prima che fosse approvata la delibera che sancisce gli indirizzi per “la nomina, la designazione e la revoca dei rappresentanti del Comune presso Enti, aziende e istituzioni”. Una delibera, come si intuisce facilmente, molto importante dal punto di vista politico poiché fissa i paletti entro i quali la nuova amministrazione, e per la precisione il sindaco Lucini, può attuare il consueto spoils system. Si tratta della consuetudine secondo la quale una nuova amministrazione comunale sceglie le persone da collocare nelle posizioni di nomina sindacale, per esempio nei cda di società partecipate o in altri Enti o fondazioni. Un esempio? La nomina di Umberto D’Alessandro prima alla presidenza poi alla vicepresidenza di Acsm-Agam firmata dall’ormai ex sindaco di Como Stefano Bruni.

La delibera è stata approvata con 19 voti favorevoli, 3 astenuti e un voto contrario. Nel dettaglio, ha votato a favore tutta la maggioranza (assenti Italo Nessi di Como Civica e Marco Servettini di Amo la mia città); astenuti Alessandro rapinese e Ada Mantovani di Adesso Como e Mario Molteni della lista Per Como; contrario Luca Ceruti di Movimento 5 Stelle (assenti tutti gli altri consiglieri di opposizione). Per arrivare a questa approvazione la delibera è passata attraverso diversi “pasticci” attribuibili in parte alle carenze del testo presentato dall’assessore Marcello Iantorno e in parte a una gestione non proprio lineare dell’aula che ha portato più di un consigliere di opposizione a criticare apertamente presidente del consiglio comunale Franco Fragolino per la conduzione dell’assemblea. In un caso addirittura un emendamento è stato votato due volte (nel mezzo delle due volte è stato approvato un subemendamento). A testimoniare le carenze del testo orginale della delibera c’è stato un maxi emendamento di due pagine presentato dalla maggioranza che ha suggerito correzioni a ben 9 dei 12 articoli che compongono gli indirizzi per le nomine.

Un altro fuoriprogramma si è verificato quando Alessandro rapinese ha chiesto la parola per fatto personale per replicare a un intervento di Stefano Legnani (PD). Il presidente Fragolino non ha concesso la parola a Rapinese il quale è uscito dall’aula in forte polemica. La questione, però, non è caduta lì e dopo pochi minuti due interventi rispettivamente di Mario Molteni e Ada Mantovani, in difesa di Rapinese, hanno risollevato la questione del diritto di Rapinese a Parlare. Dopo varie interpretazioni del regolamento del consiglio comunale è stato concesso a Rapinese di parlare, ma nel frattempo erano volati altri 20 minuti.

Uno dei numerosi nodi sui quali si è dibattuto riguarda la durata in carica delle nomine: la delibera ha posto un limite di due mandati, mentre il Pdl, in particolare il consigliere Enrico Cenetiempo, ha osservato che “non si capisce perché si debba togliere a una persona che ha amministrato bene la possibilità di continuare a fare altrettanto per più di due mandati”.

5 Commenti

  • Marco

    Sono stati commessi tanti errori anche procedurali, in primis la mancata votazione per punti del maxi emendamento di maggioranza, a seguire votazioni ripetute di emendamenti già bocciati. Speriamo che in futuro, quantomeno il regolamento venga rispettato.

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  • comolibera

    Ma che vorra poi dire vivere di astensione!!!

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  • wonty

    Avv. Iantorno…meglio che torni a studiare…

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  • osservatorelariano

    tra l’altro il maxiemendamento era inammissibile. Non si possono presentare emendamenti che costituiscano uno stravolgimento integrale della delibera..

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  • vitruvio

    ma cos’ è la destra….cos’ è la sinistra….
    Sono tutti uguali. Non fanno prigionieri.
    Il loro fine non è il bene comune, ma occupare i posti di potere.

    POSSIBILE CHE NELLA DELIBERA NON VENGANO STABILITI ESPRESSAMENTE I CRITERI DI NOMINA, PER EVITARE PERSONALIZZAZIONI?

    POSSIBILE CHE LE FIRME DI UN CERTO NUMERO DI CITTADINI NON POSSA PROPORRE UNA REVOCA DEGLI INCARICATI, PER MANIFESTA INCAPACITA’ O PER MANCATA OSSERVANZA DELL’ INTERESSE PUBBLICO ?

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